Verso l’infinito… e oltre!

Da sempre l’esplorazione spaziale affascina l’essere umano. Il mistero, il (possibile) incontro con l’altro. Soprattutto, le innumerevoli possibilità di “creazione fantastica” dietro ciò che non si conosce. È vero: l’ignoto stimola la creatività. Riempire con la fantasia gli spazi bianchi lasciati dalla scienza è quasi un bisogno.

L’arte è servita anche a questo, poiché è il luogo in cui la fantasia umana può esprimersi più liberamente. Quindi non sorprende se, fin dagli esordi, il cinema abbia affrontato il “vuoto scientifico” attorno allo spazio. George Méliès, padre del cinema moderno, ne è la prova lampante. Il suo Le Voyage dans la lune (1902) racconta l’allunaggio di un gruppo di astronomi e il loro incontro con i Seleniti, gli abitanti della Luna. In Voyage à travers l’impossible, di due anni successivo, i protagonisti finiscono addirittura sul Sole.

Il biennio 1968-1969 segna uno spartiacque sia per l’esplorazione spaziale sia per il cinema. La missione “Apollo 11”, che porta per la prima volta due uomini a calpestare il suolo lunare, getta un fascio di luce sull’ignoto. Il film di Stanley Kubrick, 2001: Odissea nello spazio (1968), rappresenta (oltre che un caposaldo con cui i cineasti hanno da allora dovuto fare i conti) la più immediata conseguenza del “clima” del periodo: la Luna non rappresenta più un mistero in grado di affascinare l’uomo. L’ignoto è cercato altrove.

Dove? Le esplorazioni spaziali ora puntano su Marte per la sua potenziale abitabilità. Ecco che, con l’intensificarsi delle ricerche (e del buzz) attorno al pianeta rosso, anche il cinema ha iniziato ad occuparsene. Curiosamente, non attira l’attenzione dei giovani registi – per i quali il mito della Luna è forse ancora vivo (The first man, del trentacinquenne Damien Chazelle, è emblematico) – ma stuzzica le corde della “vecchia guardia”. Del 2000 è Mission to Mars, dell’allora sessantenne Brian de Palma, mentre più recente (2015) è The Martian di Ridley Scott (classe 1937). Come dire: le nuove leve del cinema devono prima fare i conti con (e superare) i vecchi miti per poter affrontare quelli nuovi.

Quale sarà la frontiera dell’esplorazione cinematografica? Un altro pianeta del nostro sistema solare (il recente Ad Astra, di James Gray, punta il telescopio su Nettuno) o, come sembra indicare Interstellar (diretto da Christopher Nolan nel 2014), una galassia… lontana lontana?

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domenica 29 Novembre 2020