“Unorthodox”

Questa brillante miniserie, disponibile sulla piattaforma streaming Netflix, affronta il mondo dell’ortodossia ebraica, in particolare quello degli ebrei chassidici Satmar. Ambientata nel quartiere di Williamsburg a New York, ci mostra una Grande Mela che non ha niente a che vedere con la 5th Avenue e l’Empire State Building.

Una città nella città, dove per le vie si aggirano uomini con lo shtreimel (il tradizionale cappello di pelliccia) e i peyot (i lunghi riccioli ai lati del viso) e donne con parrucche e fazzoletti in testa. È questo l’aspetto esteriore degli Satmar, una comunità che trae le sue origini da sopravvissuti alla Seconda Guerra Mondiale, principalmente ungheresi e rumeni.

Una comunità con regole molto ferree, che si distingue dagli altri gruppi ultraortodossi ebraici proprio per la severità nel modo di vivere. I Satmar, infatti, interpretano l’Olocausto come una punizione divina e per evitare che questo si ripeta, vivono una vita scandita da riti religiosi. Una comunità dove le donne si sposano molto giovani ed ha hanno un unico compito dopo il matrimonio: il concepimento dei figli. Le persone vivono nelle loro case e si recano esclusivamente nei luoghi di culto, tutto quello che non riguarda famiglia e religione è considerato contro le regole. Proprio come la sessualità, un tabù assoluto e concessa solo per il concepimento e come la lingua, non si parla inglese ma solo yiddish.

Anche l’educazione scolastica si svolge in scuole ebraiche ortodosse e pertanto il contatto con il “mondo esterno” viene ulteriormente limitato. Tutto quello che è moderno va tenuto a distanza: niente televisione, niente Internet, anche telefoni e automobili sono accettati con cautela. Ogni aspetto della vita di un ebreo Satmar, anche l’alimentazione, esclusivamente kashér, è regolato dalla dottrina religiosa.

È in questo contesto che si articola la storia di Ester “Esty” Shapiro (interpretata da Shira Haas). Figlia di un padre alcolizzato e di una madre rea di aver abbandonato il marito e la comunità, la giovane donna a 18 anni si sposa tramite un matrimoniale combinato, con un ragazzo sconosciuto, come da tradizione. La vicenda, che alterna flashback al presente, vede la protagonista, in fuga a Berlino, affrontare i drammi legati alla sua passione per la musica, alle prime esperienze sessuali, al dovere di procreare e alla rigidità della comunità. Una scelta interessante è quella della lingua: le parti yiddish non sono state doppiate, ma solo sottotitolate, al fine di rendere ancora più realistica l’atmosfera.

Unorthodox è una storia di rinascita e riscatto, ma anche uno spaccato su una cultura profondamente diversa da quella a cui siamo abituati. Qualora non conosciate il mondo degli ebrei chassidici o vogliate approfondire ulteriormente l’argomento, vi suggeriamo anche la visione del documentario Netflix “One of us”.

Cultura
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domenica 29 Novembre 2020