Una mostra a rovescio

500 anni fa, a soli 37 anni, moriva Raffaello Sanzio. Le parole incise sulla sua tomba esprimono bene tutta l’ammirazione che i contemporanei nutrivano per il suo talento artistico: «qui giace Raffaello: da lui, quando visse, la natura temette d’essere vinta, ora che egli è morto, teme di morire».

La mostra “Raffaello 1520-1483”, allestita alle Scuderie del Quirinale, ha avuto sfortuna. Aperta il 4 marzo, ha dovuto chiudere soltanto tre giorni dopo, a causa dell’emergenza Covid-19. Dal 30 maggio è di nuovo aperta al pubblico, e lo sarà fino al 30 agosto. Oltre alla mascherina sono richiesti la prenotazione e il rispetto dei turni. Si avranno cinque minuti contati per ogni sala. Certo, non per tutti sarà facile andare a Roma quest’estate. Però un’idea della mostra ce la si può fare anche da casa. Sul sito delle Scuderie del Quirinale sono consultabili, oltre al solito video di presentazione, diverse videointerviste ai curatori (Marzia Faietti, Matteo Lanfranconi) e ad esperti esterni (tra cui i co-curatori Francesco di Teodoro e Vincenzo Farinella). Inoltre, Sky ha messo a disposizione alcuni spezzoni del documentario “Raffaello – Il principe delle arti” (2017, co-prodotto in collaborazione coi Musei Vaticani).

“Raffaello 1520-1483” è una mostra a rovescio. Le date di nascita e di morte dell’artista si presentano volutamente invertite nel titolo. È un percorso a ritroso: si parte dalla riproduzione 3D della tomba nel Pantheon e si finisce con l’autoritratto giovanile. La pittura di Raffaello fu subito considerata un modello insuperabile di perfezione. Il guaio, però, è che quanto più si dice che un’artista è perfetto, tanto più difficile diventa capire perché lo è. Diventa infatti sempre più difficile comprendere la personalità dell’artista e in che modo essere sia giunta a maturazione. Procedere a ritroso può servire quindi a interrogarsi sulla personalità dell’artista e a non dare per scontato il suo percorso di formazione. Si dice che Picasso una volta abbia dichiarato: «a quattro anni dipingevo come Raffaello, ma ci ho messo una vita per dipingere come un bambino». Anche qui Raffaello è dipinto, stereotipato, come un modello di perfezione artistica. Di una perfezione artistica però fredda e artificiale, da rimpiazzarsi con la spontaneità del bambino. Eppure anche Raffaello è stato bambino, prima di essere Raffaello!

Cultura
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lunedì 30 Novembre 2020