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”Una Autonomia oltre i confini. De Gasperi e il primato del bene comune”, intervista a Daria de Pretis vicepresidente della Corte Costituzionale

La Lectio Degasperiana, che è l’appuntamento più rappresentativo della Fondazione Trentina Alcide De Gasperi, è anche un’occasione di porsi in ascolto della testimonianza degasperiana e di fare del passato uno specchio in cui ripensare il presente, e proprio in un anno elettorale particolarmente significativo per il Trentino. Per l’occasione, nella 20° edizione dell’evento, la professoressa Daria De Pretis ha scelto di tornare su un tema che ha segnato la storia della nostra Regione e che fu particolarmente caro proprio ad Alcide De Gasperi: quello dell’Autonomia. Alzando lo sguardo verso il futuro, la giudice trentina ha individuato i molti confini che l’Autonomia è chiamata a superare per riconfermare la sua originalità e la sua capacità di rispondere ai più urgenti bisogni collettivi in un momento storico difficile per tutte le istituzioni democratiche.  Vi proponiamo l’intervista all’ospite realizzata da UnderTrenta e pubblicata anche sulla testata “Il Dolomiti“.

Professoressa De Pretis, partiamo da un’ampia riflessione: quanto e come l’eredità di Alcide De Gasperi può servirci per ripensare l’Autonomia in chiave contemporanea?

L’eredità che ci lascia oggi Alcide De Gasperi è quella di un grande politico: il suo modo di affrontare il tema dell’autonomia può farci da modello, seppur applicato in un contesto totalmente diverso da quello in cui operò lui. Ciò che oggi può servirci è l’idea che De Gasperi aveva di un’autonomia bilanciata con tutti gli altri valori che animavano la sua visione universalistica del mondo: una Autonomia non autoreferenziale ma sempre strumentale all’obiettivo di perseguire il bene comune.

Il titolo dell’intervento che la vedrà protagonista è “Una Autonomia oltre i confini”. Alla luce del contesto sociopolitico contemporaneo, e della crisi della partecipazione democratica a cui assistiamo, di che confini stiamo parlando e cosa significa riuscire a valicarli?

Il tema che mi è stato affidato è quello l’Autonomia. Ho voluto interpretarlo intorno al concetto di confine, in un doppio significato: da un lato, i confini “fisici” della nostra autonomia, dall’altro quelli “simbolici”, i limiti e i rischi a una buona autonomia. In entrambi i casi, vale l’idea che i confini non sono solo chiusura, ma possono essere intesi come “qualcosa che si apre verso l’esterno”. Questo vale per i primi, che, nel corso della storia, si sono aperti. I confini in senso simbolico, invece, ci fanno riflettere sul rischio di alimentare un’idea sbagliata e improduttiva di Autonomia: l’autoreferenzialità, una visione assolutizzante delle identità e l’autosufficienza. Vorrei sottolineare in particolare l’opportunità di far convivere il principio dell’Autonomia con quello di solidarietà, come dice la nostra Costituzione.

Nel contesto costituzionale, quali sono i principali limiti dell’Autonomia oggi e le prospettive a cui essa deve tendere?

Il contesto costituzionale è caratterizzato dalla convivenza di molti principi, a volte anche in antitesi fra loro. L’autonomia convive con il carattere unitario e non divisibile della Repubblica, con i principi di tutela delle persone, di garanzia di pari diritti a tutti e di eguaglianza, ed altri ancora. La Costituzione è caratterizzata anche dall’impegno della Repubblica a rimuovere gli ostacoli che si frappongono allo sviluppo di tutte le persone. A questo deve tendere ogni prospettiva di crescita dell’Autonomia. Ogni aspirazione ad una maggiore autonomia – anche da parte di altre regioni – è legittima, a condizione che non si tradisca l’impegno di garantire a tutti gli stessi diritti civili e sociali.

Si sente di fare qualche riflessione specifica, in tal senso, in relazione all’Autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol?

Credo che l’Autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol sia una storia di successo: pur avendo avuto momenti difficili, ha prodotto convivenza, benessere, prospettive. Come ogni cosa, anch’essa è destinata ad evolvere, e questo ci porta a riflettere su sé stessa per capire come migliorare. La scelta della direzione di tale cambiamento spetta a chi governa, ma è anche vero che il nostro modello democratico basato sulla partecipazione, impegna tutti a partecipare al percorso di definizione di questi sviluppi.

Lei ha insegnato a lungo a Trento, ed è stata anche rettrice dell’Università: per lei che ha iniziato il suo percorso accademico a Bologna, cos’ha significato lavorare all’interno di un contesto autonomo?

Durante i trent’anni che ho lavorato a Trento ho assistito ad una crescita straordinaria della nostra università, resa possibile anche dall’Autonomia. Lavorando in questo contesto ho potuto apprezzare tutte le opportunità che l’Autonomia offre. Ci tengo però a sottolineare che, come dice la Costituzione, anche le università sono una manifestazione del fenomeno dell’Autonomia. Ed è molto importante avere la consapevolezza di questa forma di autonomia, che è molto preziosa e va preservata.

A cura di  Lucia Mora e Virginia Revolti

Cultura
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lunedì 4 Marzo 2024