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Tre film per conoscere meglio il conflitto israelo-palestinese

Pur non essendo mai stato latente, nemmeno negli anni in cui meno balza alla cronaca, negli ultimi giorni il conflitto israelo-palestinese si è risvegliato con virulenza. Il cinema ha cercato di raccontare questa lunga guerra, soffermandosi su alcuni dei momenti particolari che l’hanno caratterizzata. Tre film mi sembrano particolarmente azzeccati per conoscere meglio quello che è successo, e sta ancora succedendo, tra Israele e Palestina.

  1. Munich (2005) – Steven Spielberg racconta un episodio tristemente celebre, seppur geograficamente collaterale, della guerra tra Israele e Palestina: l’uccisione di 11 atleti israeliani da parte di alcuni terroristi palestinesi durante le Olimpiadi di Monaco del 1972. Questo è in realtà il preambolo del film di Spielberg, il quale preferisce concentrarsi su quanto accaduto dopo gli eventi di Monaco, cioè sulla sanguinosa caccia all’uomo intrapresa dagli agenti del Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana.
  2. Valzer con Bashir (2008) – Anche il cinema d’animazione è stato in grado di raccontare alcuni episodi della guerra tra palestinesi e israeliani. Anzi, non solo ne è stato in grado, ma l’ha fatto con una crudezza che spesso il live-action non è riuscito a raggiungere. Valzer con Bashir di Ari Forman è emblematico. Racconta un episodio collaterale della guerra israelo-palestinese, cioè il massacro di Sabra e Shatila perpetrato dall’esercito libanese con la connivenza di quello israeliano ai danni di civili palestinesi. Lo stile documentaristico si presta particolarmente a raccontare una storia che non viene minimamente edulcorata, ma che ci prende a pugni nello stomaco dall’inizio alla fine.
  3. Private (2004) – Anche in Italia qualche regista ha provato a raccontare il conflitto israelo-palestinese. Esemplare è il caso del film Private di Saverio Costanzo, ottimo esordio alla regia del regista romano. Costanzo adotta una tecnica simile a quella già citata per Valzer con Bashir: uno stile documentaristico, quasi figlio del Neorealismo, che racconta la sofferenza di una famiglia palestinese costretta di fatto agli arresti domiciliari. La cosa che risulta particolarmente riuscita in questo film è l’assenza di giudizio e la mancanza di riflessioni di carattere politico. A Costanzo non interessa prendere parte, ma lasciare che siano i personaggi del suo film a parlare. Del resto, la sua posizione è evidente dalla scelta di raccontare quello che racconta.
Cultura
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domenica 26 Maggio 2024