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Tommy Wiseau e il Quarto Potere dei film “brutti”

7 Gennaio 2018, Beverly Hills, 75° premiazione dei Golden Globe. James Franco ha appena ricevuto un Golden Globe per la migliore interpretazione in una commedia o musical e, prima ancora di esprimere tutta la sua gioia per il premio vinto, chiama sul palco Tommy Wiseau: un uomo di mezza età, vestito da cerimonia, che tenta subito di sottrarre invano il microfono a Franco che, con un gesto molto spontaneo, lo ferma per poi cominciare con il suo discorso.

Molti si concentreranno sull’apparente scortesia di James Franco nei confronti dell’uomo, ma sarebbe altrettanto spontaneo chiedersi “Perché?”.La risposta a questa domanda è Wiseau stesso.

Lo si potrebbe etichettare come una delle figure più misteriose e irriverenti nella storia del cinema: l’Orson Welles dietro il Citizen Kane dei film “brutti”, quei film che vanno oltre la comune concezione di un lavoro riuscito male o low-budget, film capaci di diventare culto, come Sharknado o Birdemic.

A proposito della storia di Wiseau non sappiamo nulla, o quasi. Tante teorie, leggende, oltre quel poco che ci viene raccontato dal suo fedele assistente Greg Sestero, con il quale ha realizzato il film The Room, proiettato nel 2003 per volere di Tommy nelle sale di Las Vegas, in modo tale da “poter essere candidato agli Oscar”. Qualche informazione emerge invece durante la visione del film The Disaster Artist, con James Franco regista e protagonista, girato proprio nel tentativo di ripercorrere i passi di Tommy.

Wiseau dichiara spesso e pubblicamente di venire da New Orleans, ma il suo accento sembra dire tutt’altro. Sono più che probabili le origini europee ma si sente un vero e proprio American Boy. Lui ha vissuto il Sogno Americano e la sua “masterpiece” ne è testimone: oltre le tanto numerose quanto superflue scene in cui si gioca a football, c’è una grande citazione a Gioventù Bruciata in cui Wiseau stesso diventa James Dean ergendosi a simbolo dell’americanità e omaggiandolo con una delle sue frasi più iconiche, il suo urlo di rabbia e frustrazione, “You are tearing me apart!”.

Tornando indietro di qualche mese rispetto al Grammy vinto per The Disaster Artist, in una sera del Dicembre 2017, James Franco, al The Tonight Show – accompagnato dal grande Jimmy Fellon – si è espresso così a riguardo del concept del film: “Tutto ebbe inizio a Los Angeles, poi è andata avanti per 14 anni. Ѐ questo il punto: ho amato The Revenant, ma la gente non lo guarda per quattordici anni, non lo guardano ancora e ancora, c’è qualcosa di questo pessimo film per cui vuoi solo continuare a guardarlo”.

C’è un che di ammaliante nel lavoro di Tommy Wiseau e James Franco lo deve aver trovato tra le pagine del libro scritto da Greg Sestero, perché il film nasce proprio da lì. Forse, invece, è l’enigmatica figura dello sconosciuto regista che riesce nell’attrarre, portando lo spettatore a chiedersi quanti anni abbia, da dove provenga, ma soprattutto dove abbia trovato i sei milioni e mezzo di dollari spesi (a fronte dei 1,800 incassati al botteghino) per la produzione.

Con la quasi totale certezza che non avremmo mai le risposte che tutti quelli che hanno amato The Room cercano, ma di certo c’è che passerà molto tempo prima che il cinema possa partorire una figura come quella di Wiseau, paragonabile a nessun altro al di fuori di personaggi inspiegabili come il russo Rasputin o, per rimanere legati al mondo del cinema, allo sconosciuto e tetro Keyser Söze.

Il regista di New Orleans, o almeno così dice lui, rimarrà sempre un punto interrogativo: si continuerà a parlare di lui ma quanti potranno mai dire di averlo conosciuto davvero?

 

Cultura
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