Tlon, la cultura sui social, la lentezza e la meraviglia

Non rimane poi molto di quello che leggiamo distrattamente qua e là. Dopo una giornata immersi nei social, quanto ci ricordiamo di post, video e articoli nei quali ci siamo imbattuti? Quante informazioni ci entrano in testa per poi uscirne due minuti dopo?

A volte ho la sensazione di conoscere un sacco di cose in maniera superficiale. Non si può certo dire che l’approfondimento non trovi spazio sui social. Si tratta però di uno spazio striminzito, costretto a fare a pugni con la mole d’informazioni che circolano online e l’attenzione delle persone, che si fa via via sempre più labile.

Quando, durante il primo lockdown, ho scoperto Tlon, la scuola di filosofia di Maura Gancitano e Andrea Colamedici, sono rimasta particolarmente colpita. Era una giornata d’aprile bella e assolata, ma allo stesso tempo inquieta. Il futuro si presentava per la prima volta come un’incognita, mentre adesso l’incertezza è diventata forse l’unica certezza. La maratona “Prendiamola con filosofia”, durata una giornata intera, mi ha dimostrato come filosofia, cultura e arte possano continuare a smuovere un mondo fermo e chiuso in se stesso. E come i social possano essere non solo un luogo dove sfogare tutto l’odio e la frustrazione che portiamo dentro e vomitiamo a fine giornata, ma anche un posto dove portare profondità e riflessione.

Tlon continua a farlo. Quando m’imbatto nei post che Gancitano e Colamedici pubblicano quasi quotidianamente su Facebook e su Instagram mi sembra di riuscire a scorgere e a respirare, nello smog, un po’ di aria pulita. Le riflessioni più interessanti? Sono tante, e per conoscerne una buona parte consiglio di leggere l’ultimo libro di Gancitano e Colamedici, “Prendila con filosofia”. Voglio però elencarne un paio qui sotto.

La lentezza, l’approfondimento e la conoscenza di sé (e del mondo) contro la spinta all’efficienza e alla velocità della “società della performance”.

Non siamo macchine. Viviamo in un ecosistema che ha bisogno di essere tutelato. Noi stessi siamo esseri fragili. Il virus ce l’ha ricordato con prepotenza, e ci ha costretti a rallentare le nostre vite: ora, anche i gesti che un tempo sembravano scontati non lo sono più, e richiedono tempo, attenzione, precauzione. Certo, nessuno vorrebbe vivere in questa situazione per sempre, ma forse ci sono degli insegnamenti che dovremmo custodire gelosamente per il futuro. “La performance – scrivono Gancitano e Colamedici in “Prendila con filosofia” – non ha niente a che vedere con la cura, perché rappresenta un ritmo esterno lineare, sempre identico a se stesso, che non tiene in considerazione la persona”. Ed è inutile pensare sempre e solo al risultato e all’efficienza, perché essi non ci restituiscono il senso di ciò che stiamo facendo. Funziona per le persone, ma vale anche per le aziende, che per coinvolgere maggiormente i loro impiegati devono puntare a valorizzare il processo e a prestare attenzione alle persone e al loro benessere.

L’arte della meraviglia e dell’imparare a vedere un oggetto, una persona o un paesaggio per la prima volta.

Per imparare a scrivere, il giovane Maupassant fu invitato dal suo docente, Flaubert, a osservare per ore un oggetto. Niente di straordinario: basta anche solamente una foglia, un albero o una tazza. Qualsiasi oggetto. Che parole usiamo di solito per descriverlo? Quali, invece, potremmo trovare per la prima volta? A Flaubert l’esercizio piacque, tanto che scrisse: “La cosa più insignificante contiene un po’ d’ignoto. Troviamolo. Per descrivere un fuoco che divampa e un albero in una pianura, restiamo di fronte a quel fuoco e a quell’albero finché non assomiglino più, per noi, a nessun altro albero e a nessun altro fuoco. È così che si diventa originali”.

Cultura
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giovedì 29 Luglio 2021