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Adrian Duncan e Luke Mc Manus, Für Bettina e North Circular

In occasione di “Destinazione… Irlanda” alla 72esima edizione del Trento Film Festival hanno presenziato alla proiezione dei propri film i registi Adrian Duncan con Für Bettina, e Luke Mc Manus con North Circular, prestandosi alla fine alle domande del pubblico.

Duncan, scrittore e cineasta, non è nuovo alla rassegna trentina, avendo partecipato nel 2018 con Memory Room, pellicola sul progetto di elettrificazione dell’Irlanda. Quest’anno presenta invece un corto che narra in fermo immagini la storia d’amore di due poeti romantici del XIX secolo rappresentati in un gruppo scultoreo a Berlino: “Mi interessava analizzare i paesaggi, bilanciati tra riprese aeree e primissimi piani della statua di Achim e Bettina von Arnim, in modo che assumesse caratteristiche quasi astratte. Volevo poi mostrare come il godere di una scultura pubblica potesse essere al tempo stesso un’esperienza privata e comunitaria”. Proprio quest’attenzione alla collettività è forse l’elemento di correlazione involontario tra le due pellicole, per il resto molto diverse tra loro.

Produttore di documentari pluripremiati, per il suo esordio registico Mc Manus ha scelto infatti di raccontare la storia della North Circular Road di Dublino, attraverso le performance musicali degli artisti locali. Girato in un elegante bianco e nero, il lungometraggio esplora i cambiamenti e i luoghi simbolo della famosa strada, dal processo di gentrificazione alla memoria dell’incarcerazione e delle torture nel manicomio abbandonato, dalla criminalità alla lotta per l’emancipazione sociale e femminile. “Ho girato al termine dell’emergenza pandemica e circa tre mesi fa, riguardando il film, mi sono reso conto che ciò che mi interessava era la gente: per questo l’immagine di apertura e quella di chiusura sono concentrate sul pubblico, che sia ad un evento sportivo, ad una manifestazione o ad un concerto. Sono affasciato dai rapporti che si creano all’interno di una massa di persone, dal concetto di comunione, intesa come momento in cui si è tutti uniti da uno stesso pensiero, da una stessa azione. È quello che succede anche quando andiamo al cinema e che lo rende un’esperienza unica e insostituibile dalle piattaforme. La pandemia ha reso particolarmente evidente la nostra necessità di tornare a svolgere attività insieme e nel film lo si vede bene”.

Le istituzioni lungo la North Circular Road hanno un’importanza fondamentale sia come custodi della memoria che come veicoli di emozioni: il manicomio abbandonato, le carceri, gli edifici fatiscenti contrapposti ai nuovi grattacieli che hanno stravolto il volto del quartiere. “Quando giro un film, non penso per immagini metaforiche: questo è il luogo in cui vivo e ciò che mi interessa è capire che tipo di energia emanano gli edifici presenti, anche se spesso queste vibrazioni sono negative. Arrivando poi dalla televisione e avendo visto molte pellicole sulla storia di Dublino, ho optato per il bianco e nero in modo che nobilitasse il film e contemporaneamente lo sospendesse in un tempo indefinito, cosicché il presente fosse strettamente correlato con il passato non solo nel tema ma anche nell’estetica”.

Cultura
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lunedì 24 Giugno 2024