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“Mi presento, sono un uomo”

Di recente (Maggio 2022) è stato pubblicato il libro “I sogni si spiegano da soli” di Ursula K. Le Guin. All’interno si trovano vari saggi e interventi che l’autrice ha raccolto negli anni. I temi affrontati difficilmente possono essere riassunti in poche parole. Basta forse menzionare il suo nome, se un po’ la si conosce, per capire che nulla di ciò che viene espresso si accomoda sulle ideologie di massa, tutto viene messo in discussione, con acutezza e senso critico e in un batter d’occhio ed in poche pagine il lettore esclama: “Caspita! Non ci avevo mai pensato!”.

Nel 1992 Ursula K. Le Guin scrive un pezzo performativo dal titolo “Mi presento” ed inizia proprio così: “Sono un uomo”. Il breve testo si pone in aperta polemica con un mondo che allora riconosceva poco o per nulla il sesso femminile. Le Guin prosegue infatti: “Le donne sono un’invenzione molto recente”.

Nonostante la lontananza temporale, i concetti espressi dipingono anche ciò che accade oggi. E fanno riflettere su quanti pochi anni ci separino dalla visione della donna come casalinga, madre e moglie devota. Un essere senza autonomia di vita e di pensiero. Senza contare che i progressi fatti riguardano alcuni Paesi, ma non tutti. Alcuni aspetti, ancora forse troppo pochi.

È di questi mesi la discussione per il diritto all’aborto. A giugno l’ANSA riportava un femminicidio ogni quattro giorni a partire da gennaio 2022. Le donne gestiscono solo il 4,8% delle più grandi aziende del mondo: è quanto riporta l’elenco Fortune Global 500 di quest’anno.

E, per parlare di cronaca, il 22 Settembre è morta la ventiduenne curda Mahsa Amini, arrestata dalla polizia perché non indossava correttamente il velo. Come è possibile morire così, al giorno d’oggi?

Le persone erano gli uomini. Tutto era declinato al maschile […]. Cioè, per dire, posso forse inseminare? Posso far parte del Bohemian Club? Posso dirigere la General Motors? In teoria potrei, ma lo sappiamo dove ci porta la teoria. Di sicuro non ai vertici della General Motors, e il giorno in cui una laureata del Radcliffe College diventerà preside di Harvard, fatemi un fischio, ok?”

Le Guin in poche righe fa riflettere su molti temi: lavoro, sesso, forma estetica, ruolo. Rimane impresso un paragone:

“Se mi viene chiesto di guardare uno sport invece che di praticarlo, opto per il salto a ostacoli. I cavalli sono proprio belli. Chi li cavalca è una specie di nazi, ma come accade a tutti i nazi, il loro potere e il loro trionfo dipende solo dal cavallo che hanno sotto, e in fondo è il cavallo a decidere se saltare o meno l’ostacolo a cinque stecche o inchiodarsi e far volare a terra il nazi. È che spesso il cavallo non ricorda di poter scegliere.”

Non rimane che da chiedersi, parafrasando l’autrice, quanto spesso le barriere mentali, molto prima delle leggi, permettono che nessuno cambi le cose, che nessuno eserciti il proprio diritto di scelta, inchiodi prima dell’ostacolo e faccia volare a terra il nazi.

Con l’auspicio che tra qualche anno il divario tra uomo e donna sia talmente impercettibile da rendere fantascienza ogni riflessione contenuta in questo articolo, al pari di uno dei romanzi più originali e significativi di Ursula K. Le Guin, La mano sinistra del buio.

Cultura
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domenica 26 Maggio 2024