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Paolo Conte è una sentenza

Lo charme che Paolo Conte esercita sul pubblico è impressionante. La folla che lo scorso 26 giugno ha riempito Piazza Napoleone a Lucca per ascoltare il suo concerto è la conferma più esemplare: qualsiasi cosa (letteralmente: qualsiasi cosa) facesse Conte, dal pubblico partivano applausi scroscianti. Paolo Conte entra in scena: standing ovation. E fin qui, ci sta. Paolo Conte posa le dita sul piano: applauso. Paolo Conte lancia uno sguardo in camera, a favor di maxischermo: giubilo perpetuo. Paolo Conte inforca gli occhiali da sole: torcida inesausta.

Nulla di sorprendente: l’eleganza dell’Avvocato astigiano – che ha lasciato il foro per il jazz – è inarrivabile. Una volta seduto al piano, al pubblico concede pochissimo, al massimo un’occhiata e qualche smorfia ogni tanto. Poche chiacchiere, o anche nessuna: lascia che sia la musica a parlare per lui. Alla fine del concerto un cenno, arrivederci e tante grazie.

Questo farà storcere il naso a chi ama performance artistiche mozzafiato, ma chi conosce Conte sa bene che a un suo concerto non ha alcun senso aspettarsi l’energia trainante di Freddie Mercury o l’esplosività di Bruce Springsteen. Chi è fan di Conte ne adora anche i modi schivi e introversi, tipicamente piemontesi, ma soprattutto ne adora la poetica.

Certi testi (quasi tutti) sono vere e proprie poesie e certi suoi versi hanno la solennità di una sentenza. Boogie per esempio si chiude così: «Era un mondo adulto / si sbagliava da professionisti». Definitivo. Un po’ come «i sax spingevano a fondo come ciclisti gregari in fuga», o «donna che stai entrando nella mia vita / con una valigia di perplessità», o ancora «dicono che quei cieli siano adatti ai cavalli / e che le strade siano polvere di palcoscenico». E si potrebbe andare avanti all’infinito. “Che le strade siano polvere di palcoscenico”… Ma come fa? Ma come gli vengono?

Anche Francesco Guccini è un burattinaio di parole, uno di quelli che con un verso ti fa innamorare per sempre, ma nel caso del Maestrone si avverte una certa predilezione per i testi piuttosto che per le musiche. Conte al contrario è maniacale anche per quanto riguarda le note che accompagnano le sue poesie. Il merito naturalmente va anche agli straordinari musicisti di cui si circonda che, per esempio, dal vivo danno il meglio di sé in Diavolo rosso, oltre dieci minuti di assoli memorabili.

Poi ci sono le sue inconfondibili cifre stilistiche, come le onomatopee (doo doo doo doo doo, ci-boom, ci-boom, boom) e il kazoo (strumento contiano per eccellenza), marchi di fabbrica che contribuiscono a rendere ineguagliabile il suo canzoniere. Ma il vero punto di forza di Conte è, per chi scrive, un altro: è la capacità di trasformare le canzoni in quadri, in episodi, in trionfi di sinestesie che richiamano alla mente volti, colori, odori e suoni. Le canzoni di Paolo Conte non le ascolti: le vivi.

Un genio artistico semplicemente straordinario che dobbiamo tenerci stretto.

Cultura
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giovedì 29 Settembre 2022