Noi e il lockdown allo specchio: recensione di “(Primavera) tra parentesi” di Eleonora Filippi

Quando alcuni giorni fa mi sono tuffata nella lettura di questo libro fuori sembrava primavera inoltrata, nonostante sia ancora Febbraio. Ascoltarne le tante voci cullata da una brezza leggera mi ha riportata come per magia a quell’assurda Primavera 2020, quando il terrazzo era la mia unica interfaccia non digitale sul mondo. E in un lampo ecco erano di nuovo con me: le emozioni, gli odori, le sensazioni, le ansie, le paure, le malinconie e le piccole-grandi gioie di quei giorni lì, quei giorni tra parentesi.

Credo che (Primavera) tra parentesi (acquistabile su Amazon Kindle) farà lo stesso effetto ad ogni lettore, con o senza il terrazzo e la brezza. Sì, perché questa raccolta di testimonianze del tempo del lockdown, in cui si intrecciano le vite di tante persone – tra Europa, Africa Settentrionale e Asia – ciascuna con la propria situazione e sistemazione – da soli, in famiglia, in coppia, con giardino o almeno con balcone? – fotografa da punti di vista sempre nuovi le istantanee di quel periodo in cui il mondo trattenne il respiro. Quando, forse per la prima volta, forse ancor più che giornali, post e grafici, fummo costretti a guardare dentro noi stessi.

Il libro è nato così: con un passaparola e un annuncio scritto a mano appeso in farmacie e boulangerie da una giovane scrittrice italiana a Parigi. L’invito era quello di donare qualunque momento di sorpresa, di inaspettato, anche di straniamento, del proprio lockdown. E le risposte non si sono fatte attendere; con sua sorpresa l’autrice scoprì che in molti, lì fuori, attendevano proprio questo: un’occasione per raccontarsi. Condividere fragilità, solitudine, senso di spaesamento dinanzi a un oceano di notizie nefaste, ma anche gesti che ridanno speranza e riempiono di calore, solidarietà e riscoperta dei legami umani. Condividere pure le situazioni più assurde, come ritrovarsi confinati in un ostello o incontrarsi col moroso alla frontiera esatta dei 200 metri che, da un lato e dall’altro, separano le rispettive abitazioni. Per dirla con le parole dell’autrice, il tema chiave di questo progetto è “il dettaglio nascosto che dona colore al quotidiano”. Perché il lockdown ha fatto proprio questo: ha cambiato il colore dei giorni, creando un aroma e un sapore nuovi, tutti da indagare. Anche letteralmente, come l’odore nuovo dell’aria pulita, il silenzio, il cinguettio degli uccelli, i sensi che restituivano impressioni da tempo dimenticate.

Proprio come in uno specchio, il racconto che questo libro ci narra con tanti volti e tante voci diverse è in definitiva uno solo, in tutte le sue sfaccettature, e ci fa incontrare le nostre perplessità e ansie, le riflessioni in bilico tra scetticismo e catastrofismo, le lacrime, risate e le call in pigiama di quei giorni. Strano eh, che possiamo rivedere con tanta esattezza noi stessi di un anno fa nelle storie di tanti sconosciuti! Ma non tanto strano, in effetti, se ripetiamo con Terenzio “Homo sum, humani nihil a me alienum puto”.

Cultura
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giovedì 25 Febbraio 2021