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Neve e Shangri-La, Paradise Under Construction: un corto e un lungometraggio (che non potrebbero essere più diversi)

Nel palinsesto del Trento Film Festival 2023 sono stati associati i film in concorso Neve e Shangri-La, Paradise under construction, rispettivamente un corto e un lungometraggio, che non potrebbero essere più diversi.

Il primo analizza il rapporto tra una giovane madre e la figlia adolescente attraverso la telecamera Video8 di quest’ultima, mentre sono impegnate in un viaggio in automobile sulle Dolomiti. Attorno a loro il candido paesaggio invernale amplifica il silenzio ricco di significati che le avvolge per tutta la durata della pellicola. “Osservando la scena dal punto di vista della figlia possiamo capire che per qualche motivo le dinamiche di questa piccola famiglia si sono invertite: è lei a prendersi cura della madre. Su di loro grava un passato che non ci è dato sapere e sono dirette verso una meta a noi sconosciuta”, spiega la regista Alessia Buiatti, presente in sala.

Il secondo narra invece le indagini che la cineasta Mirka Duyn – anche lei presente – con Nina Spiering, svolge a partire dal ritrovamento di un articolo di giornale nel quale si attesta la scoperta dell’esistenza di Shangri-La, fantomatico Paradiso descritto da James Hilton nel 1933 nel suo romanzo Orizzonte perduto. Nel 1997 la valle immaginaria viene scientificamente identificata con il Deqin, una regione tibetana della Cina. Il film si snoda così tra materiale d’archivio, interviste ed escursioni sul campo alla scoperta dell’inganno dietro la verità e della verità dietro la finzione, in un incastro di immagini e testimonianze costruite con sapienza. Guidato dallo sguardo ingenuo ed autoironico della regista, lo spettatore viene così condotto alla miracolosa scoperta di “Shangri-La, qualsiasi cosa pensi che sia”.

Ovviamente dietro a tutta questa faccenda ci sono motivazioni economico-turistiche: la stessa città ha potuto svilupparsi e i suoi abitanti migliorare le proprie condizioni proprio grazie all’associazione con il romanzo di Hilton. Una bugia bianca che ha portato prosperità in un’area prima estremamente povera. La regista si è così messa in viaggio per disvelare i tasselli di questo puzzle di parole e una volta tornata, ha verificato ogni dato con una lunga e meticolosa ricerca d’archivio, giungendo infine a capire che molti esploratori occidentali avevano contribuito a creare e a credere in questa leggenda.

Partita per svelare il mistero e l’inganno, Duyn finisce così per restare invischiata nelle risposte sollevate dalle sue stesse domande. “Mi sono resa conto che, nell’approcciarmi a questi luoghi, andavo io per prima a ricercare le immagini, vivide nella mia mente, descritte nel romanzo di Hilton: ero la più grande turista di tutti. Sono stati otto anni di lavoro durante i quali ho compreso l’importanza della finzione nel plasmare la realtà e il potere delle immagini nel consolidarla. Questi processi vengono tuttora sfruttati anche a livello politico. Con questo film volevo far riflettere su questo aspetto catturando e ipnotizzando lo spettatore attraverso l’uso delle immagini”.

Cultura
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lunedì 4 Marzo 2024