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Musica, Maestro

«Ho scritto più di trecento pezzi e mi chiedono solo degli spaghetti western». Così soleva ripetere nelle interviste Ennio Morricone, compositore illuminato, spentosi il 6 luglio 2020 alla veneranda età di 91 anni.

In molti ignorano che la sua produzione di musica, sia colta che leggera, è altrettanto ricca e variegata. Nel 1955 il Maestro inizia a comporre colonne sonore, ma parallelamente lavora come arrangiatore di musica leggera per la casa discografica RCA. Di quell’esperienza raccontò in un’intervista a Gianni Minà: «Cercavo sempre di arricchire una canzone, sia che fosse bella o sia che fosse modesta. Cercavo di dare al brano una struttura musicale autonoma, che potesse avere un fascino anche da sola, e nonostante una melodia spesso povera».

Collabora così ad Apocalisse di Modugno, in cui inserisce cori e percussioni che conferiscono un’aura da “fine del mondo” al brano. Anche dietro due dei tormentoni estivi più celebri della canzone italiana si cela il suo genio: il raddoppio della “A” di Abbronzatissima di Edoardo Vianello e le note dissonanti di pianoforte all’inizio di Sapore di sale di Gino Paoli. Arriverà poi Il mondo di Jimmy Fontana, canzone pop orchestrale in cui le voci dei Cantori Moderni si mescolano alla chitarra elettrica e a un tocco di elettronica. Il pezzo più conosciuto è sicuramente Se telefonando, mirabilmente interpretato da Mina, per il quale Morricone si fece ispirare dalle sirene delle auto della polizia di Marsiglia.

Il marchio di fabbrica di Morricone era la sperimentazione dei generi. Dal 1964 al 1980 si unì al Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza. Il complesso eseguiva musica improvvisata a partire da parametri precisi. Suonavano, si registravano e si riascoltavano, perché, citando il Maestro, «nell’amore, come nell’arte, la costanza è tutto. Non so se esistono il colpo di fulmine, o l’intuizione soprannaturale. So che esistono la tenuta, la coerenza, la serietà, la durata.»

L’ispirazione abbinata allo studio e alla continua rielaborazione è alla base della sua produzione di “musica assoluta”. Una raccolta di oltre cinquanta composizioni tra pezzi solistici, da camera, sinfonici e corali. Un lascito musicale lontano dal mondo del cinema, pensato piuttosto per il teatro e le sale da concerto. «Il bello assoluto in musica non esiste, come d’altronde non esiste nelle altre arti. Ci sono però delle regole precise in base alle quali una composizione si può definire oggettivamente bella. L’equilibrio della forma, la ricerca nelle sonorità, la varietà dei timbri, gli equilibri interni. Oggi queste cose devono variare in ogni composizione, mentre in passato ci si poteva basare su una forma storicizzata; oggi il compositore deve cioè cercare l’equilibrio in una forma che lui stesso crea dal nulla. È da tutto ciò che è lecito che oggi ci può arrivare la bellezza. Ma una composizione ben scritta risulterà bella anche all’esecuzione: dunque è la scrittura ciò che può dare un risultato di bellezza riconoscibile universalmente, indipendentemente dal condividerne o meno la sostanza.»

In onore di Papa Bergoglio scrisse Missa Papae Francisci (2015), nella quale emerge la sua anima di compositore sensibile, pregno di sacralità e misticismo. La spiritualità di Morricone era già evidente nell’intervista che rilasciò a Repubblica nel 2014. Parlando della vita dopo la morte disse: «Forse saremo musica. Mi piacerebbe che ci trasformassimo tutti in suoni. In fondo, se in origine eravamo dei suoni, mi pare bello pensare che torneremo ad esserlo.» Chissà che non sia stato esaudito.

Cultura
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lunedì 4 Marzo 2024