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Maria Stuarda: rock, glamour e grandi interpreti

Foto © Masiar Pasquali

Tra estetica rock e costumi mozzafiato – firmati Dolce&Gabbana – nell’ultimo fine settimana di novembre è andato in scena al Teatro Sociale di Trento il sanguinoso confronto tra le due regine di Scozia e d’Inghilterra, rispettivamente Mary Stuart ed Elizabeth I.

Alla regia di questo adattamento dell’opera di Friedrich Schiller troviamo Davide Livermore, che prosegue così la sua indagine sul senso della Giustizia nel nostro tempo, iniziata con Grounded di George Brant, che si interrogava sull’etica delle uccisioni per mezzo di droni, e passata per l’Orestea di Eschilo, tragico trittico che vede la nascita del primo tribunale, superando così il concetto di vendetta personale. Il procedimento processuale, sebbene farsesco, anche qui si trova al centro della vicenda, dove due donne, prima ancora che due regine, si affrontano per la corona, per la religione ma soprattutto per la libertà di autodeterminazione.

In quello che, man mano che l’opera procede, si presenta al pubblico come uno scontro sempre più serrato ed incalzante, le due contendenti non esitano ad utilizzare qualsiasi arma a loro disposizione, a partire dalla più sottile e crudele di tutte: la parola. Sulle loro lingue essa diviene, a seconda dell’interlocutore, morbido velluto, fuoco passionale, lama tagliente o appuntito stiletto, pronto a colpire dritto al cuore la rivale. L’illegittimità della nascita di Elizabeth le viene così rinfacciata come uno schiaffo alla sua posizione e al suo potere, già minati dalla sola presenza della sorellastra su territorio inglese. Sull’altro versante l’ospitalità ricevuta da Mary, i suoi presunti complotti per assassinare la regina e persino la sua sfavillante bellezza divengono prove inconfutabili della sua colpevolezza.

La scena è dominata da una grande scalinata, un non luogo dove la lotta tra queste due sorelle, così diverse eppure così simili, diventa una grande danza in cui i movimenti di una si rispecchiano in quelli dell’altra. Il topos del doppio si appropria anche delle attrici protagoniste – due strepitose Laura Marinoni ed Elisabetta Pozzi – che ogni sera scopriranno nel prologo a chi di loro toccherà interpretare la sovrana destinata a regnare e a chi quella destinata a morire.

Livermore coglie nella trama anche lo spunto per una più che mai attuale riflessione sul rapporto tra donne e potere: “Vorremmo lasciarci ispirare da un “principio femminile del diritto”, una legge più umana, più comprensiva e dunque più giusta. Vorrei vedere il potere esercitato da una donna, e non da una regina che è proiezione del maschile”. Mary ed Elizabeth diventano infatti vittime di un sistema, permeato di uomini senza scrupoli, pronti a tutto pur di spartirsi un pezzetto di loro e del loro potere. Costrette ad indurirsi e ad abbandonare quel principio vitale intrinseco nella femminilità, l’epilogo non può che essere il sangue, l’omicidio, la sconfitta: di Mary, di una regina, di tutte le donne.

Cultura
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lunedì 4 Marzo 2024