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L’Oppenheimer di Nolan: il momento è propizio

Il nome “Christopher Nolan” non ha bisogno di presentazioni. Non serve essere un appassionato di cinema per essere inciampato nella visione di un suo film o in un dibattito relativo: Batman, Inception, Memento, The Prestige… sono stati successi sia di fronte alla critica che al botteghino e alcuni sono già considerati dei capisaldi della cinematografia moderna. È da questo forte successo, mantenuto nel corso degli anni, che il prossimo lavoro del cineasta americano – “Oppenheimer”, disponibile in sala dalla prossima estate – potrebbe essere cruciale per i cinema mondiali che, destabilizzati negli ultimi anni dalla situazione pandemica, potrebbero vivere un boom di afflussi in sala, vista la vastità della potenziale platea toccata da un titolo simile. Ad aumentare le probabilità di un posto top al box office c’è il peso del cast: Cillian Murphy, Robert Downey Jr, Emily Blunt, Rami Malek e Florence Pough, sono solo alcuni dei nomi che andranno in scena.

Il film racconterà la storia di J. Robert Oppenheimer, a partire dalla biografia – premiata con un Pulitzer – di Kai Bird: “The Americhan Prometheus”. Per quanto il parallelismo sia più che fondato potremmo comunque definire i due processi opposti in un certo senso: se Prometeo salì fino alla cima dell’Olimpo per rubare il fuoco divino e regalarlo all’umanità, il fisico si avventurò in una discesa vortiginosa all’interno del microscopico mondo della materia, scoprendo una fiamma totalmente diversa, nuova, capace comunque di rendere “divine” le sembianze umane. Lui stesso realizzò la reale portata della sua scoperta e per rendere l’idea del suo stato d’animo al momento, è possibile citare le sue parole durante un celebre discorso, prese a loro volta dall’antico testo del Bhagvad Gita: “Ora sono diventato Morte, il distruttore dei mondi”.

Le analisi derivate da questa frase sono di vario genere perché se per qualcuno si tratta di una magra consapevolezza di essere riusciti a superare Dio, nel suo temibile aspetto di artefice e distruttore, per altri andrebbero a significare l’impossibilità – da parte di Oppenheimer stesso – di cambiare il corso degli eventi, dallo stravolgimento dettato dalle bombe atomiche. A prescindere dall’interpretazione “migliore”, l’idea veicolata dalle parole di un uomo che ha appena regalato all’élite mondiale uno strumento per compiere atrocità di massa può essere solo una: quella dell’angoscia. Fu proprio quell’angoscia che lo portò a rimpiangere le sue azioni e alla spinta verso una regolamentazione internazionale delle armi. I rimpianti non servirono a molto, perché i suoi legami con il mondo filo-comunista – demonizzato dalla Red Scare – lo portarono ad essere ostracizzato dalla comunità scientifica e sociale.

La realizzazione di “Oppenheimer” deve sicuramente molto alla recente ondata di entusiasmo del pubblico per biopic di personaggi storici, non vincolati ad un settore specifico ma comunque di grande impatto, come l’Elvis di Baz Luhrmann o la principessa Diana Spencer di Pablo Larraín. A differenza degli altri, però, la storia del fisico potrebbe risultare più attuale del previsto, non tanto per la complessità del personaggio, con il suo infinito dilemma morale e le sfaccettature della sua persona sconosciute ai più, quanto piuttosto per i temi trattati, comuni allora come oggi seppur in maniera e quantità differente, quali la guerra e i disastri ambientali.

Lo spunto di riflessione sarà quindi, con grande probabilità, di spessore e il cinema, come ogni forma d’arte che riesca a raggiungere cuore e mente di milioni di persone, vive questo scenario come una condizione imprescindibile della sua essenza: la capacità di richiamare all’attenti la coscienza comune di un pubblico così ampio è uno strumento da non sottovalutare in un periodo così buio per l’umanità.

Cultura
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martedì 6 Dicembre 2022