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Letture estive diaboliche

Mia sorella ha 16 anni e ha appena concluso la seconda superiore. Come di consueto, avvicinandosi agli ultimi giorni di scuola, l’insegnante di italiano ha fornito a studenti e studentesse una lista di letture che oscillano tra il consigliato e l’obbligatorio. Ho potuto mettere mano su suddetta lista un po’ perché i consigli di lettura mi incuriosiscono sempre (molti libri sono evergreen immarcescibili, ma su dieci-quindici titoli un paio di novità le riesci comunque a trovare), un po’ perché volevo capire quali stratagemmi l’insegnante di italiano avesse attuato per cercare di porre rimedio alla sempre minore propensione alla lettura dei giovani. Risposta: a giudicare dai titoli, nessuno stratagemma.

Il Canzoniere di Petrarca, Il Principe di Machiavelli, Il piacere di D’Annunzio e La gioia di scrivere. Tutte le poesie di Wislawa Szymborska (!, si apprezza quantomeno l’audacia del suggerimento): se mi si chiedesse di indicare alcuni titoli il più possibile distanti dal gusto e dalla sensibilità di un o di una sedicenne indicherei probabilmente questi. Non perché siano brutti, sporchi, noiosi e cattivi (o non solo per questo), ma perché assurdamente complessi, illeggibili senza un apparato critico di peso (Petrarca e Machiavelli: il primo risulta indigesto anche all’ultimo anno d’università, provare per credere) e senza strumenti che permettano di collocarli all’interno di percorsi temporali e letterari in senso sia diacronico sia sincronico e transnazionale (D’Annunzio e Szymborska). Un discorso simile a quello fatto per Petrarca potrebbe valere anche per il Decameron, che pure può risultare divertente e più immediato. Ma qual è il senso di farlo leggere tutto? Non avrebbe giovato individuare in maniera propedeutica tre, cinque, dieci novelle da riprendere poi una volta tornati in classe a settembre?

Ma vengo a note più liete per non essere accusato di disfattismo. La lettura fatta da Italo Calvino dell’Orlando Furioso di Ariosto è sensata, tanto che se ci fossero le letture calviniane di Petrarca, Machiavelli, Boccaccio, Dante e via dicendo sarebbero preferibili perché con Calvino non si sbaglia mai (vedi sopra alla voce evergreen immarcescibili). In tonalità minore rispetto a Calvino, ma sulla stessa linea d’onda, è anche Il mio Dante di Benigni che può essere un buon punto di partenza per lo studio della Divina Commedia che – come da programmi scolastici – inizia proprio in terza superiore. Bene anche il suggerimento di romanzi storici più ‘beverini’ come I pilastri della terra di Ken Follett o L’ultimo Catone di Matilde Asensi. E chissenefrega se non sono storicamente accurati (per quello c’è anche il più compatto romanzo di Eco, Il nome della rosa): vogliamo che il nostro sedicenne legga e si appassioni alla lettura, non che scriva un saggio o dia un esame sulla materia.

Al momento di tirare le somme non riesco a levarmi dalla testa una frase scritta – guarda un po’ il caso – da Wislawa Szymborska: «Leggere libri è il gioco più bello che l’umanità abbia mai inventato». Ne sono convinto. Come sono convinto che il focus dell’aforisma della poetessa polacca stia nella parola ‘gioco’. La lettura è un gioco e deve esserlo a tutte le età. E sta ai più grandi capire quali giochi siano adatti a chi per la prima volta si affaccia sul fantastico mondo della lettura.

Cultura
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martedì 6 Dicembre 2022