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La Madre di Florian Zeller al teatro Sociale di Trento

Il primo appuntamento di marzo della stagione di prosa 2023/2024 del Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento si è aperto con La Madre, prima pièce del trittico sulla famiglia del drammaturgo francese Florian Zeller. Scritta nel 2010, ad essa sono infatti seguite Il Padre nel 2012 – già portato al Sociale qualche anno fa – e Il Figlio nel 2016. Da entrambe sono state tratte trasposizioni cinematografiche di cui una è valsa ad Anthony Hopkins il primato di attore più anziano a vincere un Premio Oscar.

Diretta da Marcello Cotugno, la Compagnia Moliere mette in scena il tema dell’amore materno e delle sue possibili derive patologiche, nel momento in cui una donna rinuncia completamente a se stessa, alla propria autonoma identità e alle proprie passioni, per crescere il figlio che, inevitabilmente, è destinato un giorno a lasciare il nido e a volare con le proprie ali. L’opera di Zeller si concentra su questo momento fondamentale nella crescita di ogni individuo e del vuoto che esso lascia di conseguenza in quella ormai annichilita di una madre, che non esiste più come singola ma unicamente in simbiosi con la vita che ha creato. A poco serve l’amore coniugale ormai in crisi a causa della negligenza e delle scappatelle che lo vedono incrinato al punto di augurare la morte alla persona che un tempo si era scelto di amare.

L’interpretazione del profondo disagio di questa donna, che per essere madre ha rinunciato ad essere – donna, la propria persona – è affidata ad una straordinaria Lunetta Savino che dal palco teatrale dimostra tutta la propria bravura. Purtroppo lei è anche l’unica nota positiva dell’intero spettacolo. A partire dalla scenografia poco efficace nell’accompagnare i complessi rapporti relazionali di questo microcosmo familiare, alla scrittura basata sulle costanti ripetizioni delle singole scene che, se all’inizio fornisce una connotazione umoristica da black comedy, alla lunga stanca e sfibra la capacità di concentrazione dello spettatore, indebolendo il messaggio e annullando la riflessione.

A chi appartiene il punto di vista a cui si sta assistendo? Alla madre? Al padre? Al figlio? O avviene sempre tutto solo nella testa della protagonista? Tutti quesiti interessanti solo se si fa in modo che alla fine il pubblico abbia voglia di cercarvi una risposta e non di scappare a casa il più velocemente possibile per curare il mal di testa. Ciò che ne Il Padre rendeva l’opera innovativa ed interessante – la ripetizione, i cambi di prospettiva per inscenare la tragicità di una malattia neurodegenerativa come l’Alzheimer, l’ospedalizzazione – qui fanno invece perdere di senso a quella che sulla carta poteva essere un’ottima messa in scena del dramma della vita.

Cultura
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mercoledì 17 Aprile 2024