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“Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria” di Michela Murgia

Tutti conosciamo le dinamiche della precarietà. Oggi, più che mai, l’instabilità lavorativa caratterizza la quotidianità di molti ragazzi e giovani adulti che, pur volendo raggiungere l’autonomia e l’indipendenza economica, devono arrancare tra mille impieghi transitori per arrivare a fine mese.

Proprio per questo motivo, il libro “Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria” di Michela Murgia, pubblicato nel 2020 con la casa editrice Einaudi e ambientato nel 2006, è tuttora adatto a descrivere la situazione dei call-center.

In meno di duecento pagine, l’autrice racconta la sua esperienza lavorativa con una ditta multinazionale americana, con cui vendeva prodotti costosi ad un target di persone dallo stipendio medio-basso. Per convincere i clienti ad acquistare la merce proponeva pagamenti a rate e finte offerte apparentemente convincenti.

Il mobbing, la pressione psicologica e la necessità di ottenere appuntamenti con possibili clienti e concludere contratti di vendita da parte dei protagonisti del romanzo (telefoniste e agenti di vendita) sono descritti con semplicità e accuratezza. Partendo dai balletti di inizio giornata, fino ad arrivare alle premiazioni per il miglior agente/la migliore telefonista della giornata e alle punizioni per chi fatturava poco, ogni azione della dirigenza di quella multinazionale era volta a stimolare i dipendenti a dare il meglio. Anche a costo di saltare la pausa pranzo e di sentirsi responsabili dei problemi, vere o false, dei loro superiori. Tutto questo viene narrato con un tono allegro e privo di vittimismo: anzi! La disinvoltura, l’ironia e la determinazione della nota rivista sarda risultano evidenti in ogni parte del testo.

Il testo raccoglie tanti brevi racconti tratti e rielaborati dal blog che proprio Michela Murgia scriveva all’epoca dei fatti. Grazie ad un linguaggio diretto che arriva al cuore dei lettori, è possibile leggere l’intero libro in poche ore, senza rischiare di distogliere l’attenzione dalla trama o perdere il filo del discorso.

Senza giudicare nessuna delle sue ex colleghe e senza la presunzione di poter dare lezioni di vita, l’autrice manda al suo pubblico due messaggi importanti, ricorrente in molti suoi contenuti letterari e audio-visivi:

  • nessuno può giudicare le persone che incontra in base alle performance lavorative;
  • per essere felici, non è necessario accontentare gli altri, né tantomeno accettare compromessi che ledano la propria dignità.

In fin dei conti, a determinare la nostra felicità non sono gli altri, ma siamo noi, che decidiamo come affrontare le avversità della vita, riservando a chi ci giudica la (poca) importanza che merita.

Consigliamo la lettura a tutte le persone che vogliono toccare con mano le dinamiche del mondo precario dei call center e a chi cerca un libro leggero e istruttivo per rilassarsi imparando qualcosa di nuovo.

Cultura
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lunedì 4 Marzo 2024