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Il mondo sotterraneo di Igor Molin, tra sfumature e colori

“L’idea di intraprendere la carriera artistica è sempre stata presente: ho ricevuto le mie prime commissioni retribuite quando ero ancora al liceo”, ricorda così i suoi esordi, tra ritratti e quadri da camera, Igor Molin, classe 1981, artista veneziano e insegnante di disegno e storia dell’arte al liceo scientifico Da Vinci di Trento.

Originario della luminosa e variopinta isola di Burano e figlio di carpentieri, la sua produzione artistica ben si inserisce nella corrente dei coloristi veneti. Mentre frequentava il secondo anno di Accademia di Belle Arti a Venezia realizzò la sua prima esposizione presso un circolo ARCI. Da lì non si fermò più, fino ad arrivare alla sua ultima mostra collettiva, curata da Gabriele Salvaterra e conclusasi da poco alla Kunsthalle West di Lana (BZ): There’s a world going on Underground.

“È stata una bellissima esperienza, prima di tutto perché è arrivata dopo un periodo di pausa in cui ho lavorato poco. In secondo luogo mi ha permesso di rimettermi in gioco e di sperimentare idee nuove, che avevo già cominciato a sviluppare ma non avevo ancora concretizzato in un prodotto pittorico finito.”

La sua poetica artistica è da sempre attenta al tema dell’omologazione giovanile, declinata sia nell’aspetto turistico, a lui molto vicino in quanto Veneziano, sia in quello scolastico, spesso rappresentato prendendo a soggetto i suoi alunni. “Cerco di catturare dei momenti tratti dalla mia vita quotidiana: come fossero delle pagine di diario che vado a trasporre sulla tela”, ci spiega. Nel farlo utilizza un linguaggio critico nei confronti dei giovani e del loro bisogno di omologazione, della solitudine e allo stesso tempo della massa. Nonostante questi temi possano sembrare in antitesi tra loro, nei lavori di Molin assumono un denominatore comune: “Il bianco e il nero, lo yin e lo yang, i contrasti e le dicotomie sono da sempre intrinseci nella mia produzione.”

Da questo punto di vista la mostra Underground gli consentiva una riflessione su positivo e negativo, su figurativo ed astratto, su bene e male, su superficie e profondità. “Mi interessa soprattutto quest’ultimo dualismo, strettamente legato alle dinamiche giovanili: spesso quello che vediamo di primo acchito non corrisponde poi a quello che sta sotto, che serpeggia underground, per l’appunto. I ragazzi sembrano sempre spensierati ma in realtà si portano dentro un mondo segnato da sentimenti negativi e forti depressioni.”

Il tema della superficie viene declinato da Molin anche in chiave grafica, nell’utilizzo di diverse tecniche e materiali che gli permettono di differenziare la narrazione pittorica. Nella tela principale realizzata per la mostra, infatti, il mondo superiore è figurativo, mentre quello inferiore, che prende la porzione maggiore del dipinto, è rappresentato in chiave astratta ed è il risultato della pulitura di pennelli, spatole, spugne e tavolozza: lo scarto della seduta di lavoro. “Volevo che anche visivamente fosse subito percepibile l’idea di questa stratificazione che ognuno di noi porta con sé e che spesso si fa fatica ad espellere: resta latente nella nostra memoria anche se non si vede all’esterno. Sto continuando a lavorare in questa direzione, ma, parallelamente, sto sviluppando nuove intuizioni: non so ancora se sono contento del risultato ma, come sempre, lo scoprirò solo vivendo!”

Cultura
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