“Il diritto di contare”. La straordinaria storia di Katherine Johnson

Ci sono alcune pietre miliari della storia contemporanea che tutti conosciamo. Quando si pensa all’aeronautica spaziale balza subito alla mente Alan Shepard che con la capsula “Freedom 7” riuscì a lasciare l’atmosfera terrestre nel corso del Programma Mercury. Poco dopo il primato andò a John Glenn, che riuscì a orbitare tre volte attorno alla Terra, stabilendo così un record. Ma soprattutto balza subito alla mente la missione Apollo 11 con cui Neil Armstrong ha camminato sulla luna nel 1969, in assoluto il primo nella storia.

Non tutti però ricordano che questi traguardi scientifico-tecnologici furono possibili anche grazie ad un gruppo di straordinarie scienziate afroamericane: la programmatrice Dorothy Vaughan, l’ingegnere Mary Johnson e Katherine G. Johnson, scomparsa lo scorso febbraio a 101 anni. Quest’ultima fu una matematica, informatica e fisica che contribuì in modo fondamentale all’evoluzione dell’aeronautica statunitense e ai programmi spaziali della NASA (all’epoca chiamata NACA), per cui lavorò intensamente per oltre trent’anni. Fu lei la mente dietro ai calcoli – rigorosamente fatti con carta e penna, come amava ricordare nelle interviste – delle traiettorie delle orbite e delle finestre di lancio dei moduli spaziali del Programma Mercury, del Programma Apollo fino al lavoro sul programma Space Shuttle e ai piani per le missioni su Marte. Proprio lei tracciò la traiettoria per l’allunaggio della missione Apollo 11 in quel fatidico 1969 e sempre a lei si devono i calcoli di rientro della missione Apollo 13.

La sua storia e quella delle sue colleghe è speciale anche per il contesto culturale nel quale si svolge: l’America degli anni ‘60, in cui ancora segregazione razziale e disparità di genere erano ben radicate. Proprio su questo sfondo si svolge la vita della Johnson e delle sue colleghe che, con la loro tenacia, fronteggiarono sessismo e razzismo, aprendo la strada all’affermazione di altre “donne di scienza”. Per questo incredibile contributo alla storia americana, nel 2015 la Johnson ricevette da Barack Obama la Medaglia Presidenziale per la Libertà, massima decorazione civile negli Stati Uniti.

Nel 2016 il regista italoamericano Theodore Melfi ha deciso di omaggiare queste donne: dalla loro vicenda ha tratto il film “Il diritto di contare”, basato sull’omonimo libro di Margot Lee Shettery. Ne ha ricavato una pellicola semplice, diretta e senza troppa retorica ma condita con pungente ironia. Magistrale l’interpretazione delle tre attrici protagoniste – Taraji P. Henson, Octavia Spencer e Janelle Monáe – capaci di interpretare in maniera incisiva e brillante quella parabola di emancipazione razziale e femminile, supportate da un cast di primordine – Kevin Costner, Kirsten Dunst e Jim Parson – che fa da contraltare alla vicenda. Il tutto accompagnato dalla colonna sonora firmata dal pluripremiato Hans Zimmer e da Pharrell Williams – maestri nell’amalgamare sapientemente toni jazz, R&B e sonorità gospel – il tutto arricchito dalle interpretazioni di artiste del calibro di Mary J. Blige, Kim Burrel e Alicia Keys.

Cultura
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mercoledì 28 Ottobre 2020