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“Fuori di casa c’è un mondo. Cosa sono io per quel mondo?” Intervista alla scrittrice Irene Renei autrice di “Dieci tazze a colazione”

Irene Renei ha cinquantun’anni, una maturità classica che è proseguita con gli studi di giurisprudenza a fianco al pianoforte, un comma di una legge e uno spartito da studiare per il conservatorio. Un lavoro in banca, un matrimonio, due figli e mille quaderni in cui raccontava e si raccontava la vita. Poi una grande crisi esistenziale, un colpo di spugna a cancellare tutto e una rinascita. Oggi è una scrittrice, madre affidataria di un numero sempre diverso di figli, rinata nel suo secondo matrimonio, in un amore grande che le permette di realizzarsi e restituire al mondo.

Cosa rappresenta la scrittura? Cosa vuoi trasmettere? Perché scrivi?

La scrittura mi ha sempre accompagnato sin da bambina. Era il mio modo per fissare emozioni. Ora è un lavoro, il più bello del mondo. È un bisogno, un’esigenza di trasmettere, di dare per ricevere. Da anni il ritorno emotivo dei miei lettori è il risultato più bello.

Hai creato un blog chiamato “Donne che pensano”. È da lì che ti sei fatta conoscere o come hai fatto inizialmente?

Tutto è iniziato dal blog. Un pomeriggio di pioggia decido di creare una pagina su Facebook per fissare pensieri che potessero rimanere nel tempo e arrivare tra le mani dei miei figli, sempre col cellulare in mano. Chiedo l’aiuto della mia piccola, Marta. Lei crea la pagina e sceglie il nome, io inizio a postare pensieri. Nel giro di tre anni la pagina cresce in modo esponenziale, il mio nome inizia a girare, arrivano contatti importanti. Io penso solo a scrivere senza rendermi neanche conto della strada che si sta formando davanti ai miei occhi. Ad oggi la pagina conta più di 48.000 follower. Tantissimi per dei pensieri letterari.

Da poco hai pubblicato un libro intitolato “Dieci tazze a colazione”. Perché questo titolo?

“Dieci tazze a colazione” è il mio primo libro, uscito ad Ottobre 2022 e pubblicato con Altrevoci edizioni. Non è un titolo casuale. Dieci sono le tazze che devo preparare al mattino. Il libro racconta la vita di donne e bambini all’interno di una comunità di recupero. Sono vite sofferenti e bisognose di amore e sostegno. Sono entrata in quella comunità per una strana circostanza e sono finita in una centrifuga di emozioni. Ne sono uscita nuova e con tre fratelli in affido diurno. Una volta ritornata a casa ho spalancato la porta d’entrata e ho fatto della mia abitazione un rifugio per ragazzi in difficoltà. Ad oggi con mio marito sosteniamo un numero imprecisato di ragazzi rimasti senza casa e punti di riferimento, oltre ai tre ragazzi in affido e alla loro mamma. Se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi anni è che non c’è un’età in cui smettere di sognare. Ho aspettato metà della mia vita prima di trovare la strada giusta. Ora sono una donna realizzata, nella vita che ho costruito e nel lavoro che faccio. Tutto è partito da una domanda, una sera, al volante della mia auto. “Dentro casa tutto è perfetto. Fuori di casa c’è un mondo. Cosa sono io per quel mondo?” Ritrovate la misura di voi stesse e sognate in grande. Datevi fiducia. Sempre.

Cultura
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sabato 25 Maggio 2024