“El Hoyo”, la fame scatena la follia  

“Ci sono tre tipi di persone. Quelli di sopra. Quelli di sotto. Quelli che cadono”. Che il film sia una metafora di come funziona (o non funziona) il mondo è ben chiaro sin dal trailer. Chiaro come il sole, potremmo dire, anche se di luce e calore in un’ora e 34 minuti non c’è la minima traccia. Ci sono invece, in concentrazione massima e in combinate multiple, molti loro potenziali opposti: tenebre, sangue, feci, vomito, cannibalismo, suicidio, costrizione, terrore. Se questi soli ingredienti potrebbero forse bastare a motivare alla visione gli amanti di horror thriller, l’auspicio è che anche chi è meno incline al genere sfidi la capacità di resistenza del suo stomaco per guardare “El Hoyo” (in italiano “Il Buco”, in inglese “The Platform”).

Il più che esplicito intento di proporre una metafora critica della società umana e dei meccanismi che la regolano non priva lo spettatore del piacere di interpretarne i vari riferimenti lungo gli sviluppi della trama. Una trama sorprendentemente ricca, se si considera che il setting non cambia mai: tutto avviene all’interno di una struttura in cemento multilivello senza uscita. Se sia una prigione, un ospedale psichiatrico, un centro per smettere di fumare o il teatro di un macabro esperimento sociale non è dato saperlo. Goreng, il protagonista, ci entra volontariamente, senza avere ben chiaro cosa lo aspetti.

Ad ogni livello, pare siano 200 ma potrebbero essere molti di più, vengono assegnate sempre solo due persone, che non si sono mai viste prima e devono restarci per un mese, fino al prossimo repentino risveglio in un altro livello. A diposizione solo una branda, un lavandino a muro e un water. Sfuggire alla vista dell’altro è impossibile, né c’è altro da vedere oltre al numero che indica a parete il livello di appartenenza e alla profonda voragine che si apre al centro della stanza. È da lì che ogni giorno, una sola volta, cala dall’alto una piattaforma imbandita a festa per mangiare, o meglio, per ingurgitare il più possibile nei pochi secondi a disposizione prima che scenda di colpo al livello inferiore. Inizialmente stracolmo e invitante, una manna per chi sta ai piani alti, man mano che scende il banchetto si fa sempre più scarso e raccapricciante, passando da ammasso di sudici avanzi a montagna di cocci e vetri rotti senza traccia di cibo. Ed è con questo meccanismo perverso che nel Hoyo “la fame scatena la follia”, rivelando il peggio nei migliori e il meglio dove non te lo aspetti. Che tu sia tra quelli di sopra o tra quelli di sotto, quel che conta è riuscire a sopravvivere, costi quel che costi.

“El Hoyo” è un film spagnolo diretto da Galder Gatzelu-Urrutia e scritto da David Pesola e Pedro Rivero. Tra gli altri riconoscimenti, ha vinto il Midnight Audience Award al Toronto International Film Festival 2019. In Italia e attualmente è disponibile su Netflix.

Cultura
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martedì 11 Agosto 2020