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È davvero necessario riscrivere i romanzi di Roald Dahl?

Le maggiori testate a livello internazionale hanno recentemente riportato una notizia relativa alla volontà della casa editrice britannica “Puffin books” di ristampare i romanzi di Roald Dahl con un linguaggio più inclusivo e meno offensivo. Termini come grasso si trasformeranno presto in “di corporatura robusta” o ancora nano in “di bassa statura”.

Questo perché, sosterrebbe qualcuno, la sensibilità di un’epoca cambia ed è pertanto necessario che la lingua, che è certamente viva, resti al passo coi propri tempi, evolva. Una questione che ha condotto all’avvio di un acceso dibattito, diviso, come spesso accade, in due posizioni che si combattono.

Da un lato stanno quindi quelli che, in linea con la decisione della “Puffin books”, sostengono che le storie necessitino di essere in qualche modo ri-raccontate, con tanto di linguaggio attualizzato ed adattato. Dall’altra invece coloro i quali ritengono che le opere letterarie vadano mantenute così come sono e magari proposte al pubblico con approccio consapevole.

La letteratura, in generale, necessità d’essere contestualizzata a livello temporale e tematico ed affrontata in maniera critica. Lo si fa con i testi studiati fra i banchi di scuola e lo si potrebbe fare anche con i volumi letti a casa accanto ai propri bimbi. Spiegando loro ad esempio che il linguaggio utilizzato in quel particolare libro, scritto diversi anni fa, aveva ragione d’essere utilizzato proprio così come l’autore aveva scelto di fare, perché anche la scelta di determinate parola è in grado di raccontare e rendere una perfetta (o quasi) fotografia di un’epoca. Si potrebbe poi aggiungere, nello ‘scambio’ verbale coi più piccoli, che quei termini oggi non hanno più motivo di essere utilizzati, perché la lingua è viva e in continuo movimento, come lo è il tempo e lo siamo noi.

Pretendere o stabilire che i libri di Roald Dahl vengano riscritti, rendendoli ‘meno offensivi’. significa in qualche modo sperare che qualcuno si occupi di farlo anche con fiumi di letteratura del passato (migliaia di volumi tacciabili oggi di non essere più inclusivi) e allo stesso tempo accettare che l’anima di un racconto possa essere tradita con la penna d’un traduttore o scrittore che si impone su di un testo ormai figlio del passato.

Pur mantenendo un linguaggio lontano (e forse anche non più accettabile), la letteratura non muore. E non ha quindi senso temere che certi capolavori finiscano nel dimenticatoio se non ‘attualizzati’. Fa parte del loro straordinario potere riuscire a restare in vita, nonostante tutto, restituendo al lettore probabilmente quelle stesse emozioni che l’autore, cent’anni prima, avrebbe voluto trasmettere.

 

Cultura
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venerdì 14 Giugno 2024