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Dove andrai, Sally Rooney?

Classe 1991, scrittrice, saggista, poetessa irlandese laureata al Trinity College: stiamo parlando di Sally Rooney ma potremmo tranquillamente descrivere allo stesso modo i protagonisti dei suoi romanzi. Sì perché Rooney adora parlare di ciò che conosce, raccontare la quotidianità dei ragazzi fra i 20 e i 30 anni, interessati alla scrittura, quasi tutti irlandesi divisi fra provincia e centro, interessati ai grandi temi come il cambiamento climatico e le disuguaglianze, di diversa estrazione sociale; personaggi che vedono intrecciarsi nelle loro vite amicizia ed amore e che difficilmente si adattano al mondo post-universitario.

Queste le premesse di Dove sei, mondo bello, terzo romanzo dell’autrice, uscito in Italia l’8 marzo 2022, questi gli elementi già presenti, in diverse combinazioni, in Parlarne tra amici (2017) e Persone normali (2018). Sally Rooney si è creata una griglia, uno scheletro nel quale agire e sviluppare la fabula, fornendo ai lettori famigliarità e corrispondenze fra i suoi romanzi. È una sorta di marchio di fabbrica. Sicuramente in Dove sei, mondo bello sono presenti delle novità, come la struttura a romanzo epistolare, oppure il fatto che le protagoniste Alice ed Eileen siano già proiettate nel mondo del lavoro (solitamente i personaggi sono più giovani), oppure ancora la descrizione di rapporti intimi più insistente, dettagliata, ridondante in alcuni punti, tanto da bloccare lo sviluppo stesso della trama. Il romanzo infatti è tutto incentrato sulla relazione fra le due amiche, strana, immobilizzata da incomprensioni che le portano a non riconoscere immediatamente i sentimenti che le legano fra di loro e ai ragazzi, a parlare dei grandi temi piuttosto che delle loro stesse vite, a raccontarsi solo a piccoli sorsi, fino ad arrivare quasi ad una frattura totale, una crisi che coinvolge nello stesso momento tutti i personaggi e che li porterà ad una soluzione conclusiva. Soluzione fin troppo affrettata e stridente con il resto della trama, però. Quello che colpisce e che funziona nei romanzi di Rooney è proprio questo suo riuscire a tratteggiare la difficoltà delle relazioni contemporanee, il difficile adattamento ad un mondo che corre veloce, l’annaspare alla ricerca di un proprio io e di una corretta percezione delle proprie emozioni. Le conclusioni dei romanzi precedenti, seppur abbastanza affrettate erano infatti aperte, sospese, inconcludenti: e per questo riuscite, coerenti. Qui invece il lieto fine così posizionato e sviluppato, il racconto più dettagliato delle scene intime, le questioni sociali che si fanno marginali ed inserite quasi solo per ricordare che si sta leggendo un romanzo di Rooney, fanno avvicinare il testo ad un prodotto maggiormente “di consumo” rispetto ai precedenti; si sente tenzione fra la griglia autoimposta e la volontà di provare anche qualcos’altro. Le due cose si confondono e ci confondono.

È come se l’autrice stesse cercando una nuova strada, un’alternativa al suo schema che non se ne allontani troppo ma che allo stesso tempo permetta di continuare a produrre successi senza annoiare i suoi lettori e, perché no, conquistando una nuova fetta di pubblico. Forse quella dei romanzi d’amore ad alto consumo, cui alcuni elementi di questo romanzo sembrano rimandare. In altre parole Sally Rooney è alla ricerca di una strada, ha fatto un primo tentativo creando un romanzo introspettivo e gradevole, che cattura il lettore grazie al continuum ininterrotto di voci ed avvenimenti, che però in alcuni punti risulta poco armonico, strozzato, mal combinato. Sarà quindi questa la sua strada? Oppure dovrà impegnarsi per cercare ancora?

Cultura
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sabato 3 Dicembre 2022