Chiudi

Un'esperienza su misura

Questo sito utilizza cookie tecnici e, previa acquisizione del consenso, cookie analitici e di profilazione, di prima e di terza parte. La chiusura del banner comporta il permanere delle impostazioni e la continuazione della navigazione in assenza di cookie diversi da quelli tecnici. Il tuo consenso all’uso dei cookie diversi da quelli tecnici è opzionale e revocabile in ogni momento tramite la configurazione delle preferenze cookie. Per avere più informazioni su ciascun tipo di cookie che usiamo, puoi leggere la nostra Cookie Policy.

Cookie utilizzati

Segue l’elenco dei cookie utilizzati dal nostro sito web.

Cookie tecnici necessari

I cookie tecnici necessari non possono essere disattivati in quanto senza questi il sito web non sarebbe in grado di funzionare correttamente. Li usiamo per fornirti i nostri servizi e contribuiscono ad abilitare funzionalità di base quali, ad esempio, la navigazione sulle pagine, la lingua preferita o l’accesso alle aree protette del sito. Comprendono inoltre alcuni cookie analitici che servono a capire come gli utenti interagiscono con il sito raccogliendo informazioni statistiche in forma anonima.

Prima parte6

cm_cookie_cookie-wp

PHPSESSID

wordpress_test_cookie

wordpress_logged_in_

wordpress_sec_

wp-wpml_current_language

YouTube1

CONSENT

Scopri di più su questo fornitore

Google3

_gat_

_gid

_ga

Scopri di più su questo fornitore

Diario di un concerto perfetto

14 Luglio 2018. Roma, Circo Massimo.

Fa caldo, ma per Roger Waters si affrontano anche quaranta giorni nel deserto. Qualcuno è tranquillo, qualcuno fuma sostanze di dubbia provenienza, qualcun altro è già ubriaco e straparla. Però tutti si uniscono in un unico grande boato, non appena Waters e i suoi riempiono il palco.

Seguono alcune considerazioni sparse, tratte dal diario emotivo di una serata incredibile.

Speak to me/Breathe. Si inizia alla grande. L’emozione è tanta, nel pubblico. Siamo davvero lì, ad ascoltare l’Arte dei Pink Floyd? Siamo felici come se fossimo gli eletti autorizzati a tornare nell’Eden. E per qualche ora ci siamo tornati davvero.

Time. Scoccano i rintocchi dell’orologio. Roger ci sta dicendo che non dobbiamo perdere “lo sparo della partenza”. Quindi torniamo in noi. O almeno, io torno in me. Quelli dietro, a giudicare dall’odore sospetto che mi aleggia attorno, forse no.

Wish You Were Here. Per chi come me è cresciuto ascoltando e amando i Pink Floyd, le prime note di questo brano sono un colpo al cuore. Viene sempre in mente un istante preciso della vita in cui questo capolavoro ha fatto da dolce sottofondo. Ed ecco perché ci sgoliamo, ciondolando da un lato all’altro, malinconici. Che meraviglia, la Musica.

Dogs. La seconda parte del concerto è senza dubbio più spettacolare (in quanto a effetti speciali) rispetto alla prima. Si attiva la fabbrica protagonista della copertina di “Animals” con le colonne fumanti che spuntano dal palco, e da questo momento Waters non ha più pietà, soprattutto per i politici. Ecco perché si gode il doppio.

Pigs (Three Different Ones). Per me uno dei due apici dello spettacolo. Qui si sente tutto il disgusto che Waters prova nei confronti di chi governa il mondo. Ci conquista definitivamente quando “libera” il maiale aerostatico, che volteggia sopra di noi mostrando con fierezza la scritta “RESTIAMO UMANI”.

Dopo una straordinaria Eclipse, Waters racconta: «Una volta ho caricato una foto su un social, per annunciare un concerto. Il primo commento che arrivò fu: “Ci sarò questa sera, ma spero che suonerai e basta e che non parlerai di politica”. Be’, chiunque tu sia: fottiti!» Viva Roger e la sua elegante intransigenza. «Io non posso evitare di parlare di politica. E non dovete evitarlo neanche voi. Dobbiamo essere politicamente attivi se vogliamo che anche i nostri figli, nipoti e pronipoti possano esserlo e possano avere il diritto di parlare». Amen.

Comfortably Numb. Eccolo qui, il mio secondo apice. Incredibile come il pezzo riesca a toccare le corde giuste e a scombussolarmi l’anima. Mentre canto, mi viene in mente che questa canzone è stata una delle prime che ho suonato in pubblico, alle medie. Quindi ripenso a quella ragazzina insicura, a tratti triste e a tratti solo spaesata, in cerca di ideali e di identità, che non si fidava di nessuno se non della musica. Non reggo più e piango, come non faccio da un bel po’, a un concerto.

La canzone finisce, si solleva un grande applauso nel cielo e partono anche i fuochi d’artificio.

Grazie, Roger Waters.

Indimenticabile.

Cultura
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

  • Il #Moltiplicazionifestival 2022 ha avuto tra i suoi protagonisti i green content creator Alice P ...
  • Nel corso del #Moltiplicazionifestival è stato proiettato il documentario “PrimAscesa – la m ...
  • Tra gli eventi di apertura del Moltiplicazioni 2022, si è tenuto un dialogo d’ispirazione ince ...
  • Vi raccontiamo in quest'approfondimento l'incontro "Siamo Ovunque. Dialoghi ed esplorazioni sul m ...
  • La nostra redazione, lo scorso fine settimana, ha seguito il #moltiplicazionifestival di Rovereto ...
  • Puntuale come ogni anno, prima della fine dell’estate, anche nel 2022 è tornato Poplar Festiva ...

martedì 31 Gennaio 2023