Recensione del film: “Ragazze interrotte – Girl interrupted”

Sottile la linea che divide, nel ’68, chi è pazzo e chi no. Sottile la linea che divide chi deve restare nella clinica psichiatrica femminile di Claymoore e chi no. Sono sette le ragazze protagoniste di questa storia, a cui vengono diagnosticate malattie differenti, tutte accomunate da un comportamento ambiguo, anomalo.

Ma fuori dalle mura della clinica avvengono rivoluzioni che spezzano la monotonia che ha contraddistinto gli anni precedenti, per dar spazio ai giovani, alle nuove “menti ribelli”, che urlano a gran voce la propria voglia di pace e di cambiamento sulle note di Jimi Hendrix e sotto l’effetto della nuova droga emergente: l’LSD. In un mondo così in fermento, difficile anche poter giudicare “normale” chi non si trova a Claymoore. Ma d’altronde, chi può definire “la normalità”?

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Questo ’68, rappresentato nel film e richiamo al passato, strappa gli schemi instaurati da genitori e professori, creando confusione su cosa sia giusto e/o sbagliato, mettendo in discussione regole, fino a prima ritenute pilastri irremovibili da seguire. Introduce nuovi schemi che rivalutano il senso stesso di “essere pazzo”: ci si chiede se la vera pazzia si trovi nelle “ragazze interrotte”, oppure negli stessi psichiatri che le curano o addirittura nella guerra in atto in Vietnam.

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Il film è una storia di donne, amiche, di incomprensioni interiori che portano a ricredere e a conoscere meglio se stesse, di paura e ribellione.

E fa sorgere una domanda: in quel’68, che differenza c’è tra la “pazzia” che viene diagnosticata alle ragazze e quella “pazzia”, forse più grande, che è la guerra del Vietnam?

Per approfondire, leggi la scheda del film

Scrittori di classe
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martedì 14 Luglio 2020