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Ci vuole orecchio. Elio canta e recita Enzo Jannacci

Questa estate, in un’anteprima di circa quindici date, è stato presentato uno spettacolo straordinario: “Ci vuole orecchio”, ovvero la reinterpretazione di Enzo Jannacci da parte di un altro grande pilastro della musica italiana, nientemeno che Elio. Il “poetastro” (come amava definirsi Jannacci) è stato il cantautore più eccentrico, surreale e fuori dagli schemi della storia della canzone italiana, quindi chi meglio di Elio per riportare i suoi brani sul palcoscenico?

Tuttavia, persino per un intrattenitore folle e giocoso come Elio poteva essere difficile ricostruire l’universo di Enzo senza scadere nella banale imitazione. Invece ci riesce egregiamente. Ci riesce grazie a cinque musicisti altrettanto originali e propensi al divertissement, ma soprattutto grazie a un’astuta strategia: intervallare le canzoni del poetastro (arrangiate da Paolo Silvestri) con parti recitate utili a dipingere il suo mondo. Si tratta di testi scritti da grandi umoristi, da Beppe Viola a Michele Serra, da Cesare Zavattini a Dario Fo, fino allo stesso Elio.

Il risultato è un affresco geniale in grado di esprimere perfettamente l’estro del grande Enzo Jannacci, passando dall’assurdo al drammatico al malinconico con eguale efficacia. Infatti, tra le intenzioni di Elio c’è anche la volontà di sfatare il pregiudizio secondo cui fare ridere sarebbe cosa poco seria e impegnata. Al contrario, non c’è nulla di più nobile e complesso che intrattenere e strappare un sorriso a una platea. Può confermarlo qualsiasi saltimbanco, una figura burlesca cui lo stesso Jannacci si è sempre ispirato. Non a caso, la scenografia di “Ci vuole orecchio” – curata dal regista Giorgio Gallione, già collaboratore di Elio nella “Famiglia Addams” e nel suo adattamento del “Grigio” di Giorgio Gaber – è un’esplosione di colori, cornice perfetta per rappresentare l’Arlecchino dei cantautori.

Si coglie in toto la devozione di Elio nei confronti del collega milanese, iniziata sin dalla più tenera età: il padre, compagno di classe di Enzo, comprava tutti i dischi dell’amico, facendoli ascoltare anche al figlio. Da qui il motivo del viaggio musicale attraverso tutte le “epoche” della produzione di Jannacci: si parte dagli anni Sessanta (“Sopra i vetri”, “Aveva un taxi nero”), si attraversano gli Ottanta (“Ci vuole orecchio”, “Silvano”) e si giunge alle ultime fatiche come “Quando il sipario”.

In definitiva, “Ci vuole orecchio” è un appuntamento da segnare in agenda, sia per chi ama Enzo ed Elio, sia per chi ha solamente voglia di farsi due risate. Perché, ricordiamolo, «chi non ride mai non è una persona seria» (cit).

Lo spettacolo sarà in scena a teatro a partire da dicembre per tutta la prossima stagione. Semplicemente imperdibile!

Cultura
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