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Che cosa c’è stato di buono a Sanremo 2024

A conti fatti, poco. La 74esima edizione del Festival di Sanremo – la quinta del regno di Amadeus – è stata più debole delle precedenti, sotto molti punti di vista. Ma non tutto è da buttare, e anzi alcune cose meritano di essere segnalate in positivo.

La prima è ovviamente la vincitrice, Angelina Mango. La cantante figlia d’arte ha conquistato il pubblico con l’energica vitalità della canzone che ha portato in concorso (La noia) e per l’omaggio emotivamente devastante che ha voluto rendere al padre durante la serata delle cover e dei duetti. La sua interpretazione della Rondine di Mango rimarrà nella storia del Festival di Sanremo.

A proposito della serata delle cover e dei duetti, bisogna ammettere che quest’anno è stata particolarmente ispirata. Infatti, sono state tante le interpretazioni degne di nota. Oltre alla già citata Angelina Mango, meritano di essere segnalati almeno altri tre duetti: quello toccante tra Alfa e Roberto Vecchioni sulle note di Sogna, ragazzo, sogna di Vecchioni stesso; quello sottovalutatissimo tra i Bnkr44 e Pino D’Angiò che hanno cantato in maniera spassosa e magnetica Ma quale idea di D’Angiò; e infine quello tra Diodato e Jack Savoretti in grado di dare nuova vita (e che vita!) ad Amore che vieni, amore che vai di De André.

La 74esima edizione del Festival di Sanremo verrà ricordata anche per le prese di posizione politiche e su molti temi sociali da parte degli artisti e delle artiste in gara. Bigmama ha più volte ricordato la forza delle donne, la comunità queer e l’importanza di seguire i propri sogni. I La Sad hanno esposto la loro bandiera durante l’ultima serata del Festival, segno di lotta contro ogni forma di discriminazione. E infine Ghali e Dargen D’Amico, gli unici artisti che hanno avuto il coraggio di ricordare che cosa sta avvenendo tra Israele e Palestina e di esprimere la necessità di raggiungere presto la pace e di fermare il genocidio in corso.

Ultimi, ma non ultimi in ordine di importanza sono stati gli ospiti musicali del Festival. In primis i co-conduttori delle prime due serate, cioè Marco Mengoni e Giorgia. Se quest’anno il Festival è stato piuttosto debole musicalmente, ci hanno pensato i super-ospiti a risollevarne le sorti. I medley dei loro successi che Mengoni nella prima serata e Giorgia nella seconda hanno proposto sono stati l’occasione per riascoltare alcune delle più celebri e fortunate canzoni italiane degli ultimi anni, interpretate (questo è vero soprattutto per Mengoni, che ha saputo dare spettacolo anche coreograficamente) in maniera notevole.

Menzione finale a Russell Crowe, l’ospite internazionale della terza serata di Sanremo. Bisogna ammetterlo: dopo il trattamento riservato a John Travolta meno di 24 ore prima abbiamo avuto i brividi, pensando a ciò che sarebbe potuto capitare con Crowe, che ha un temperamento ben più peperino. Invece è filato tutto liscio. Amabile e divertente, Russell Crowe ha dato prova di avere anche un’intrigante anima blues quando con la sua band ha cantato Let the light shine.

Cultura
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mercoledì 17 Aprile 2024