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“Bohemian Rapsody”: una stella che non ha mai smesso di brillare

“Bohemian Rapsody” è una pellicola vincitrice di 4 premi oscar che si prefigura come una delle migliori biografie cinematografiche per i musicisti. Ripercorrendo i primi 15 anni di carriera della rock band “Queen”, il film pone l’attenzione sulla travagliata ed eccentrica vita del frontman Freddie Mercury, che assieme a Brian May, Roger Taylor e successivamente anche John Deacon, formerà e condurrà la formazione fino alla morte, nel 1991.

La storia della band nasce da un concerto in un locale di Londra dove Freddie conoscerà Brian e Roger, alla ricerca di un nuovo cantante. Aggiuntosi anche John, i giovani universitari produrranno un primo album e cattureranno l’attenzione di una casa discografica, che notando in loro un carisma ed uno stile fuori dal comune deciderà di dargli una possibilità. Da lì il gruppo svilupperà il un peculiare stile musicale incrinando però progressivamente il loro rapporto personale: Freddie si allontanerà progressivamente dagli altri ragazzi e in un momento di crisi li abbandonerà temporaneamente. Il ricongiungimento della formazione avverrà infine nel 1985, quando tutti rivolgeranno i loro sforzi verso l’estrema impresa rappresentata dal Live Aid, spettacolo benefico i cui fondi sarebbero stati destinati ai bambini africani, a maggior ragione scoperta la positività di Freddie all’HIV.

I personaggi vengono sviluppati con idee ben precise e molti di loro rappresentano fedelmente le figure cui fanno riferimento.

Freddie Mercury si contrappone vistosamente agli altri personaggi in maniera decisa ed arrogante, tendenzialmente noncurante di chi gli sta intorno, come evidenziato più volte con il produttore discografico Al Foster, riconosciuto per aver già prodotto album e singoli di enorme successo commerciale come “The dark side of the moon” dei Pink Floyd.

In pochi riescono a contenere il suo ego, in primis l’ex compagnia Mary Austin, che segnerà la vita del cantante sin dal loro primo incontro e lo spingerà continuamente ad ambire più in alto anche dopo la loro separazione.

Tema centrale nella vita di Freddie è appunto il conflitto amoroso che convive in lui e che porterà a forti tensioni con la band a causa dell’amante e manager Paul Prenter, personaggio enigmatico ed approfittatore che ridurrà Freddie in condizioni pietose proprio nel momento del bisogno per poi tradirlo in diretta tv. Come aveva preannunciato il manager John Reid, licenziato da Freddie in un atto di furia, “non era lui il serpente di cui doveva liberarsi”, bensì appunto Paul.

Brian, Roger e John rappresentano una famiglia nel vero senso della parola, e nonostante alcune brevi liti negli anni passati, non avevano mai considerato l’estromissione di Mercury fino alla sua ammissione riguardo il contratto da solista che gli era stato offerto. Il gruppo, tradito da un Freddie che iniziava già a mostrare i primi segni di stress e stanchezza venendo peraltro bersagliato dalle critiche dei giornalisti riguardo la sua sessualità e la sua vita personale, sceglie di proseguire senza di lui. Dopo la rottura con Paul i ragazzi si riconcilieranno con il frontman, denotando un rapporto che ormai superava di gran lungo quello strettamente professionale.

Il film rappresenta alla perfezione l’autocelebrazione del genio che trova un inevitabile conflitto con la società, non solo considerando Freddie ma anche per il resto della band, basti pensare alle scelte stilistiche del brano “Bohemian Rapsody” che inizialmente guadagnerà recensione negative, oppure la scelta di Roger di girare il video di “I want to break free” vestiti da donne, attirando nuovamente le critiche dei media.

In definitiva, la storia dei Queen incentiva a vivere credendo nei propri ideali e a diffidare da chi non capisce davvero chi siamo, invitandoci a circondarci di persone fedeli e stimolanti, rendendoci come dice Freddie, dei “perfomers”.

Cultura
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venerdì 14 Giugno 2024