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Arrampicare. Una storia di rocce, di sfide e d’amore

“Senza difficoltà non c’è gusto a vivere”, esordisce Mauro Corona all’Auditorium Santa Chiara nella serata a lui dedicata nell’ambito del Trento Film Festival 2023.

Di difficoltà lo scrittore, scultore e scalatore di Erto se ne intende fin dall’infanzia passata con un padre violento che picchiava lui, il fratello e la madre. “Non so cosa sia per gli altri, ma per me la montagna è una garza, un medicamento: mi rifugiavo tra i torrenti, i sassi, e i boschi dove nessuno poteva farmi del male. Ancora adesso la casa per me è un luogo aperto, solo un tetto sopra la testa e niente pareti”.

In seguito la montagna assume le connotazioni della fatica, dell’impegno, della conquista e anche della competizione. “Cerco di vivere il passaggio da un alpinismo lento ad uno veloce con ponderazione. Nella biologia umana il corpo è in continua trasformazione e bisogna imparare ad accettarlo. Ho molta stima dei giovani alpinisti: sono svegli e capaci, forse l’unica cosa che manca loro è il cameratismo”. Sentimento fondante della maggior parte delle esperienze vere raccolte nel libro Arrampicare. Storia di rocce, di sfide e d’amore, pubblicato nel 2022. Tra queste anche il racconto della conquista della parete nord del Col Nudo, la montagna che fin da piccolo poteva vedere di fronte a casa. “L’arrampicata di per sé è sterile, è tutto quello che la circonda ad essere importante. Si apprende la fatica, poco alla volta, senza neanche accorgersene. Ti entra dentro e ti insegna la velocità, la sintesi e l’abbandono del superfluo. Io vedo il futuro della montagna in un ritorno alla normalità e al rispetto, ad un utilizzo più serio, meno esigente e consumistico”.

Per il suo di futuro gli piacerebbe invece fondare una scuola d’arte in cui poter trasmettere le proprie conoscenze ed esperienze alle nuove generazioni. “Dovremmo fare come le tegole dei tetti: quando piove si passano l’acqua l’una con l’altra. A differenza di mio padre io vorrei lasciare ai miei figli un ricordo, se non positivo, almeno dolce”.

Nasce anche da qui la sua ultima fatica letteraria – il libro per ragazzi Le cinque porte – che racconta la storia di un vecchio che accompagna due bambini in un viaggio attraverso le stagioni fino a giungere alla quinta porta, quella che varcheremo tutti e che rappresenta l’unica certezza umana. Ricorda come la passione per la narrazione sia sorta inventando storie della buonanotte da raccontare ai suoi figli. “Come la montagna, anche la scrittura è un medicamento: mi fa dimenticare i miei demoni. Spesso mi ritrovo a raccontare le storie che vorrei sentire, perché la fonetica si legge con le orecchie, non con gli occhi”.

Conclude infine con un pensiero sul DNA, quello biologico e quello, forse più importante, che viene inoculato dall’educazione familiare. “Siamo come i sassolini che compongono l’acciottolato: non importa il colore, siamo tutti funzionali alla creazione di un percorso migliore”.

Cultura
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lunedì 4 Marzo 2024