Appuntamenti al buio e bibliomanzia

Sarà quello giusto? Come andrà a finire? Ne varrà la pena? Gli appuntamenti al buio sono un salto nel vuoto che non tutti sarebbero disposti a fare. È molto più facile avere quanto meno una vaga idea di chi (o meglio cosa) ci si ritroverà dinanzi, piuttosto che buttarsi a capofitto nell’ignoto.

Ho sempre odiato l’idea di leggere le trame dei libri: preferisco lasciarmi catturare da titolo e copertina e, se sarà amore, lo scoprirò a cose fatte. Il tempo perso non è di certo quello impiegato a leggere un romanzo che si rivela deludente: la lettura si può interrompere, si chiudono bruscamente le pagine e si abbandona il libro, in attesa di trovare un racconto che valga la pena d’essere “divorato”.

La letteratura è dotata di un preziosissimo ed inestimabile potere divinatorio che la rende in grado di rispondere ai quesiti del mondo, se opportunamente interrogata. E non è casuale il viaggio che scegliamo di intraprendere fra i libri che selezioniamo nel corso delle nostre esistenze: ognuno d’essi è in grado di mostrare o confermare verità inconfutabili, che parlano dell’universo ma soprattutto di noi. L’arte della bibliomanzia inizia nel momento in cui le dita delle mani accarezzano la copertina del romanzo ancora chiuso ma pronto per essere scoperto. Ci si crea delle aspettative davanti a “La solitudine di Elena”, interrogandosi sul perché quella donna possa trovarsi in un tale stato e ci si rende conto (a fine lettura) di quanto soffrire sia tremendamente umano e di quanti modi ci siano per farlo e (non) esternarlo. Ci sono romanzi che è necessario leggere più e più volte per capire a quali domande rispondano e ce ne sono altri, invece, che è meglio non tentare d’interrogare, poiché poco è quanto hanno da rivelare.

«Come andrà a finire questo appuntamento al buio?», ci si chiede di fronte alle incomprensioni che allontanano Chantal da Jean-Marc, le cui singole identità si dissolvono nel tentativo di cogliere le inafferrabili sfaccettature dell’altro. Kundera ne L’identità risponde, o meglio, pone le basi per rispondere ad un fondamentale quesito: «Chi è l’altro (nella relazione amorosa)?», ma soprattutto: «Chi sono io?». Non ci è dato sapere fino in fondo chi sia chi ci sta a fianco né tantomeno chi siamo noi anche se, indubbiamente, il relazionarsi comporti l’acquisizione d’una maggiore consapevolezza di sé: «Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così» (Italo Calvino, Il barone rampante).

Interrogare la letteratura è un’arte da acquisire e perfezionare che è parte integrante della lettura e perciò da essa inscindibile: di alcuni romanzi apprezziamo la vista come il viandante che, già seduto in cima alla montagna, riposa e gode del panorama; altri libri sono invece scogli su cui imbattersi e sui quali andare a sbattere (anche ripetutamente!). Alle volte si rischierà inevitabilmente di naufragare ma è solo insistendo ad andare per mare che si potrà divenire esperti naviganti.

Cultura
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martedì 22 Giugno 2021