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71° Trento Film Festival – Media e montagne: come cambia la narrazione delle terre alte

La 71esima edizione del Trento Film Festival ha una novità: ogni giorno una chiacchierata sulle tematiche della montagna e del cambiamento climatico, organizzate dal collettivo di attivisti climatici Ci sarà un bel clima.

Domenica 30 aprile è andato in scena “Media e Montagne”, un incontro per parlare di come è evoluta la narrazione della montagna dalle sue origini, quando l’alpinismo era eroico e le zone montane abitate solo dagli autoctoni, ad oggi, con lo spopolamento e il turismo di massa.

Il primo argomento toccato è stato quello delle foto virali sui social e del meccanismo che si crea per cui tutti desiderano recarsi in un luogo solamente per replicare la fotografia. Il fotografo Michele Lapili ha spiegato che “il telefono cellulare ha permesso al mezzo fotografico di diffondersi ampiamente, è avvenuta una democratizzazione della fotografia”. I lati positivi di questa trasformazione si affiancano però a quelli negativi, tra cui la spettacolarizzazione, che potrebbe anestetizzare gli spettatori normalizzando situazioni che, al contrario, dovrebbero avere un forte effetto. Il regista Michele Trentini è invece intervenuto a proposito di un’altra contraddizione: quella della retorica della montagna idilliaca che, però, attrae molta gente creando un paradosso.

Sara Franceschini e Yuri Basilicò, del progetto Va Sentiero, sono intervenuti a proposito del tema della riscoperta della montagna, per il quale negli ultimi anni è emerso un forte interesse ma che non risulta accompagnato da un’adeguata cultura: “La montagna non è solo natura ma anche cultura e molto altro, è necessario un confronto con chi la abita, capire perché ha determinati valori e determinate credenze”. Questa è l’occasione per costruire una narrativa nuova e inclusiva. Qui entrano in gioco i social, con i quali i due giovani dicono di aver avuto un rapporto “complesso”. “Si è sicuramente evoluto con il tempo – spiega Sara – poiché uno degli obiettivi era condividere l’esperienza di Va sentiero sia digitalmente sia in analogico. I social non sono stati mitizzati, abbiamo scelto di dare spazio alle comunità e al paesaggio nelle sue declinazioni, di usare la nostra figura per ispirare un approccio positivo”. Per Yuri: “la divulgazione scientifica è sfidante quando la si deve fare verso i non esperti” e, per questo, i social presentano alcuni limiti (come quello dei caratteri) ma anche molte potenzialità.

Anche Lapili si è espresso sull’idea della nuova narrativa, in particolare legata alle diverse idee di progresso presenti negli ambienti montani, soprattutto in relazione al cambiamento climatico. “In passato quando pensavamo agli eventi meteo estremi guardavamo lontano, agli orsi polari, ai tornado negli Stati Uniti e alle alluvioni in Bangladesh. Adesso siamo costretti a guardare molto vicino, si pensi a Vaia”. Gli eventi estremi emergono come molto faticosi da comunicare, è un tipo di informazione che ha il compito di innescare una reazione ed essere, dunque, un racconto proattivo attraverso le giuste voci.

Cultura
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domenica 21 Luglio 2024