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71° Trento Film Festival – Arrampicarsi all’inferno, l’alpinismo al tempo della crisi climatica

Foto di Marco Deavi, Trento Film Festival

Una serata ricca di suggestioni che fanno riflettere, quella dell’evento “Arrampicarsi all’inferno. L’alpinismo al tempo della crisi climatica”, andato in scena nella terza serata del Trento Film Festival, domenica 30 aprile 2023, e che ha visto alternarsi sul palco Luca Mercalli – meteorologo, climatologo e divulgatore scientifico – e alcune personalità dell’alpinismo mondiale come Bernard Amy, Rossano Libéra, Alberto Paleari e Sara Segantin. Una serata spettacolo con le musiche di Martin Mayes, L’Orage e Trouveur Valdotèn e la voce narrante di Maura Pettorruso.

“Il pianeta è come se avesse la febbre” è la frase di Mercalli che più rende l’idea, affiancata dalle numerose immagini di confronto tra i ghiacciai del presente e quelli del passato. La nostra società, come ha spiegato il meteorologo, ha seguito l’hybris e non si è resa conto dei danni che stava causando al Pianeta con le emissioni. Di questa situazione sono proprio le zone montane a risentire maggiormente: il 2022 è stato l’anno peggiore per i ghiacciai e le prospettive future non sono positive, così come non lo sono per i ghiacci polari in rapida regressione. Dal primo Summit sulla Terra (tenutosi a Rio De Janeiro nel 1992), i cambiamenti climatici sono emersi come una minaccia per il futuro del pianeta, ma ben poco è stato fatto. Per salvare la situazione è necessario prendere “la strada meno battuta” come recita la poesia di Robert Frost “The road not taken”, tra le prime della serata.

Poesie, melodie, canzoni e monologhi si sono difatti susseguiti portando gli spettatori a comprendere da vicino la situazione di crisi climatica nella quale ci troviamo. A partire dalla storia di Icaro – definito la prima vittima del “riscaldamento globale” – narrata dall’alpinista francese Bernard Amy, in un forte parallelismo con i rischi che corrono al giorno d’oggi gli alpinisti, quando si avventurano sulle cime non più sicure come una volta a causa del riscaldamento globale. Passando da un viaggio attraverso i ricordi delle montagne della Val d’Ossola – in particolare del Fletschhorn – di Alberto Paleari, che ha dedicato al ghiacciaio la frase “non l’ho mai ringraziato, ha fatto così tanto per me e io niente per lui”.

Dall’emozionante racconto di Rossano Libéra di un’importante scalata che è come “vana” oggi, perché la parete sulla quale era stata effettuata è crollata a causa dello scioglimento del permafrost, alla riflessione sulla profondità e sulla consapevolezza dell’esperienza che possono far passare in secondo piano l’intenzione di far conoscere l’impresa. Per concludere con la giovane voce di Sara Segantin, alpinista e attivista che ama le montagne e dopo averle scalate le protegge “in piazza”, avendo provato anche sulla sua pelle la rapidità del cambiamento climatico e la pericolosità da esso data in montagna, con le pareti invernali ormai impraticabili e i sentieri impercorribili.

Cultura
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giovedì 20 Giugno 2024