Quel giorno d’aprile – Federico Oselini

quel giorno d'aprile

Credevamo di essere invincibili. E forse il profumo della libertà non riuscivamo più a distinguerlo con esattezza. Un virus invisibile ci ha colti impreparati, spaventandoci. Tramortiti e limitati anche nelle piccole libertà quotidiane, volgiamo lo sguardo all’incognita del futuro.

Oggi, 25 aprile 2020, si celebra il 75esimo anniversario della liberazione d’Italia. Allora si sconfiggeva un nemico pericolosissimo, ma tangibile. E si sfilava per le strade insieme, con la voglia di ripartire impressa nei fotogrammi degli operai che presidiavano le fabbriche, per difendere il simbolo del lavoro, della rinascita.

Ora invece rimaniamo a casa, aspettando che “dall’alto” arrivi una soluzione. Un’impresa più semplice, verrebbe da dire. Ma ogni impresa – oggi come allora – necessita di strumenti adeguati per affrontarla. Senso di responsabilità e fiducia in primis. L’arte di maneggiare questi strumenti non s’improvvisa e il nostro mentore, in quest’ esercizio, è la storia. Quella storia che – avvolti nella bambagia dei tempi moderni – rischiamo di riporre nell’ultimo cassetto, come un film in bianco e nero da rispolverare una volta all’anno, in prossimità di un bramato ponte vacanziero.

Presto o tardi, la nottata passerà, è sempre la storia ad insegnarcelo. E noi dovremo ripartire, sgombrando le macerie, ricostruendo le nostre esistenze ed il nostro paese, come è stato fatto allora. Lo dovremo fare con la consapevolezza che, dopo aver sconfitto questo, di “virus” ne arriveranno altri – meno evidenti, ma già tristemente noti – pronti a minare le logiche del nostro pensiero. Anche in quel momento saremo chiamati a difenderci, stavolta non con un vaccino, ma coltivando il dialogo tra storia e presente, per trascendere le ciniche divisioni e gli egoismi dettati da spietati interessi, che non hanno mai avuto rispetto per la memoria storica e mai l’avranno.

Ripartiamo quindi dalle nuove generazioni: educhiamole alla democrazia e alla cultura del dialogo, insegniamo loro il rispetto nei confronti dell’altro e l’importanza di appartenere ad una società in cui la coscienza civica è fondamentale. Solo così, quando torneremo alla normalità, potremmo evitare di assopirci, affrontando, con la giusta dose di responsabilità, le scelte a cui la storia ci metterà di fronte.

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mercoledì 3 Giugno 2020