Numero 14883

Io, mio nonno e la storia degli internati militari italiani.

Ci sono storie scomode che è meglio insabbiare, fare finta che non siano mai esistite. Ma queste non possono rimanere celate per sempre, perché dietro ad esse ci sono storie di uomini in carne ed ossa che non si possono far cadere nell’oblio.

A me è successo di non poter più ignorare quella di mio nonno e ciò che si portava dietro, l’odissea degli internati militari italiani durante la Seconda Guerra Mondiale, che fatica a trovare il suo posto nella narrazione collettiva della resistenza e della costruzione della democrazia in Italia. 

Il film “Gefangennummer (numero del prigioniero): 14883” nasce dalla volontà di dare voce non tanto ad un racconto personale e familiare, ma di raccontare una delle tante testimonianze di un’altra resistenza, parafrasando il titolo di un libro di Alessandro Natta (“L’altra resistenza – I militari italiani internati in Germania”).

Mio nonno è stato uno dei circa 650.000 militari italiani internati come traditori nei campi di lavoro e di concentramento nazisti dopo l’8 settembre, uno di quei molti giovani che a neppure 21 anni, nonostante i patimenti, il trattamento disumano e le lusinghe, hanno avuto la forza di dire no a qualsiasi forma di collaborazione volontaria alla guerra nazifascista.

Dedico questo film a tutte quelle persone che, pur avendo lottato a lungo contro fame, freddo e bestialità, una volta tornate in patria sono state dimenticate.

Dare voce alle sofferenze che ha vissuto mio nonno significa per me dare voce e dignità a tutti loro e fare in modo che il loro sacrificio non sia stato vano.

Lo dedico a tutti i giovani di ieri, oggi e domani perché, se è vero che noi non abbiamo colpe per quello che è successo, abbiamo il dovere di non farlo più accadere, ascoltando e narrando la voce di chi, altrimenti, non avrebbe un posto nella storia.

“Numero 14883” – Guarda il trailer del documentario

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domenica 24 Ottobre 2021