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Noialtri con gli stipendi bassi e le pensioni da fame

Non è mica per piangere per l’ennesima volta sul latte versato tirando in ballo le baby pensioni, le pensioni d’oro e quelle doppie o triple; e non è nemmeno per rigirare il dito nella piaga, ma tant’è: se oggi prendiamo uno stipendio ai limiti della sussistenza, domani – o dopodomani – la nostra pensione sarà ancora peggiore. Lo ha svelato il Censis, concretizzando le paure di molti lavoratori italiani: la “generazione mille euro” che oggi fatica ad arrivare a fine mese, tra trent’anni arrancherà ancora di più.

La situazione è questa: nell’Italia odierna il 40% dei lavoratori dipendenti tra i 25 e i 34 anni percepisce una retribuzione netta media inferiore ai mille euro. Si stringono i denti, si mangiano molte pastasciutte e poche bistecche, non si va al cinema, si sfondano ben bene le scarpe prima di comprarne di nuove, insomma, si tira avanti, posticipando gran parte delle cose ad un indefinito domani. Ma è qui, nel futuro più futuro, che cade spietata la previsione del Censis: si stima che il 65% dei giovani dipendenti tra i 25 e i 34 anni riceverà una pensione nettamente inferiore ai mille euro. Peggio ancora, questa grigia ipotesi riguarda solamente i giovani fortunelli che sono già solidamente inseriti nel mercato del lavoro. Questo discorso non può essere invece valido per gli altri 2,3 milioni di giovani che al momento non lavorano e non studiano, e nemmeno per gli 890.000 italiani sotto i 34 anni che sono lavoratori autonomi o tirano avanti con i contratti di collaborazione. Insomma: questa brutta notizia prefigura sola la migliore delle ipotesi.

E allora cosa deve fare il disoccupato o il maloccupato? E ancora, cosa deve fare quel fortunello di un occupato che deve accettare di vivere la vecchiaia con meno di quello con cui attualmente vive, a mala pena, la giovinezza? Non si vuole certo far passare il concetto secondo il quale i giovani italiani si svegliano ogni giorno segnando sul calendario i giorni che mancano alla pensione, tutt’altro (un calcolo che tra l’altro esulerebbe dalla pura scienza matematica). Ma è logico che anche i ventenni-trentenni un’occhiata al futuro ogni tanto la lanciano, e quello che si vede non è un bel film.

Quella del Censis, del resto, non è una rivelazione sensazionale. La cosa era già nell’aria da parecchio tempo. Tanto è vero che nel 2010 l’allora presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua aveva dichiarato che dare la possibilità ai precari di calcolare la simulazione della propria pensione avrebbe probabilmente portato ad un «sommovimento sociale». Eh sì, perché sapere che quel tanto sudato tesoretto che mensilmente si mette da parte per il proprio futuro servirà a ben poco, sapere cioè che al momento del bisogno quel tesoretto sarà già sfumato poiché utilizzato per pagare le pensioni a nonni e genitori, beh, può far incazzare. Non contro i pensionati, giammai, ma contro un sistema che sembra favorire solamente chi ha già goduto di garanzie e di tutele che oggi paiono solo un miraggio.

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