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Lectio degasperiana 2022. Il ritorno della guerra in Europa, De Gasperi settant’anni dopo

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A Pieve Tesino, lo scorso 18 agosto, si è tenuta la XIX lectio degasperiana: il tradizionale appuntamento, promosso dalla Fondazione Trentina Alcide De Gasperi, quest’anno ha visto protagonista il politologo Sergio Fabbrini, attuale Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche presso la LUISS Guido Carli.

Il suo intervento si è concentrato sul ritorno della guerra in Europa e su come gli insegnamenti di Alcide De Gasperi possano contribuire ad affrontare questa grave situazione.

“Sebbene l’Unione europea abbia reagito compatta all’aggressione russa, è tuttavia indubbio che essa si sia trovata impreparata ad affrontare il problema della guerra. Un problema, invece, che i leader europei (a cominciare da Alcide De Gasperi) si erano posti tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso, elaborando e quindi sottoscrivendo (il 27 maggio 1952) il progetto più avanzato di integrazione militare e politica, la Comunità europea della difesa (CED)”.

Fabbrini ha messo in evidenza tre date fondamentali: 24 febbraio 2022 (aggressione russa dell’Ucraina), 27 maggio 1952 (Trattato della CED) e 30 agosto 1954 (l’Assemblea nazionale francese decide di non-votare il Trattato costitutivo della CED).

Nonostante l’interdipendenza economica, il 24 febbraio Putin attacca l’Ucraina, mettendo fine alle certezze di chi credeva che i commerci e gli scambi internazionali fossero un potente freno contro ogni tipo di ostilità.

“Per De Gasperi – ha specificato Fabbrini – la minaccia della guerra proveniva sia dall’esterno (dall’Unione Sovietica) che dall’interno (dalla rivalità tra gli stati nazionali dell’Europa occidentale). La minaccia esterna divenne subito chiara con l’invasione militare della Corea del Sud, il 25 giugno 1950, da parte della Corea del Nord (sostenuta dalla Russia sovietica oltre che dalla Cina comunista). Quell’invasione ruppe definitivamente la fragile alleanza tra i Paesi vincitori della Seconda guerra mondiale, diffondendo la consapevolezza che un dramma simile si sarebbe potuto verificare anche nell’Europa continentale”.

I leader dell’Europa democratica emersa dopo la Seconda guerra mondiale sapevano che la buona volontà dei governi nazionali non basta se non viene istituzionalizzata all’interno di un sistema sovranazionale: “Questa consapevolezza – ha affermato il relatore – è all’origine della Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950, considerata l’atto di nascita dell’Europa integrata. Da quella Dichiarazione emergono due progetti sovranazionali distinti, ma collegati. Il progetto della Comunità del Carbone e dell’Acciaio o CECA (con il Trattato di Parigi del 18 aprile 1951) e il progetto della Comunità europea della difesa o CED (con il Trattato di Parigi del 27 maggio 1952)”.

Per De Gasperi, la costruzione della CED doveva essere accompagnata dall’idea di una patria europea, inclusiva delle patrie nazionali ma nello stesso tempo più grande della loro somma. In tal senso Fabbrini ha citato le parole dello statista trentino: “Non si tratta soltanto di impedire la guerra fra noi, ma anche di formare una comunità di difesa, che abbia a suo programma non di attaccare, non di conquistare, ma solo di scoraggiare qualsiasi attacco dall’esterno in odio a questa formazione dell’Europa unita”.

Fabbrini ha concluso con l’ultima data fondamentale: “Il 30 agosto 1954 si concluse il ciclo federalista dell’integrazione. La sicurezza europea fu appaltata all’America rafforzando la guida militare e politica di quest’ultima all’interno della NATO. Il modello che aveva in mente De Gasperi (cioè una NATO basata su tre pilastri: americano, britannico ed europeo) fu sostituito da una NATO basata quasi esclusivamente sulle tecnologie, i finanziamenti e le capacità militari americane.”

Infine i Trattati di Roma del 1957 celebrarono la nuova divisione del lavoro. Gli americani pensavano alla sicurezza comune, gli europei ad un mercato comune, divenuto quindi unico nel 1987.

Pensando ad oggi, Fabbrini ha osservato: “La guerra russa all’Ucraina ha sollevato il tappeto sotto il quale era stata nascosta la questione della sicurezza dal 1954, il cui esito è stato una Europa integrata sul piano economico ma non su quello politico e militare”.

Si tratta di ripensare al concetto stesso di globalizzazione che dovrà diventare “selettiva”, in quanto “De Gasperi ci ricorda che la guerra è una minaccia permanente per l’Europa (confinando con un aggressivo regime autoritario dotato di armi nucleari). Naturalmente, non si tratta di finire nel vicolo cieco di una nuova guerra fredda. Il rapporto con la Russia (o con la Cina) non dovrà sostanziarsi in un confronto esclusivamente militare, ma dovrà preservare o promuovere tutte le occasioni per scambi economici e culturali con loro. Tuttavia, l’Europa integrata non deve essere più ricattabile, sul piano delle risorse energetiche o degli scambi industriali, dai regimi autoritari. L’interdipendenza dovrà approfondirsi al suo interno, ma alleggerirsi al suo esterno (con i regimi autoritari)”.

Fabbrini ha riproposto infine il modello degasperiano, adattandolo alla situazione odierna “Allora è necessario che l’Europa integrata si assuma il problema di garantire la propria sicurezza. Senza una efficace capacità di auto-difesa, l’Europa integrata non potrà difendere le sue libertà, la sua democrazia, il suo welfare. Capacità di auto-difesa che potrà essere garantita solamente da un’organizzazione sovranazionale. Tuttavia, contrariamente al progetto del 1952, la difesa europea non dovrà basarsi sulla fusione delle difese nazionali, bensì dovrà caratterizzarsi come un nucleo di capacità e risorse che si aggiunge a queste ultime, con lo scopo garantire la difesa collettiva. Gli stati possono conservare le loro difese nazionali per fronteggiare sfide locali, anche se esse dovranno essere razionalizzate così da non ostacolare la difesa comune. La difesa europea dovrà agire in coordinamento con la NATO, come sostenuto con insistenza da De Gasperi”.

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giovedì 29 Settembre 2022