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Lectio degasperiana 2020. Intervista al Professor Giuseppe Tognon, Presidente della Fondazione Trentina Alcide De Gasperi (seconda parte)

Per leggere la prima parte dell’intervista clicca QUI.

Dalle sue parole si evince l’importanza, soprattutto per i giovani, di ripercorrere e approfondire la storia costituzionale del nostro paese…

La storia costituzionale di un paese non è solo la storia politica, ma qualche cosa di più profondo e di intimo: è la storia delle intenzioni morali di un popolo, è storia di ideali, di valori, storia di una fedeltà alla dignità della persona umana. La nostra Costituzione del 1948 è una delle più importanti costituzioni del dopoguerra, fondata sulla cultura cristiana e laica della persona umana e dei diritti universali dell’uomo. La storia costituzionale italiana è molto importante perché, per il nostro paese, la Costituzione è stata l’albero a cui aggrapparsi nei frangenti di maggior turbamento e la guida nei momenti bui del terrorismo degli anni Settanta, delle stragi, delle calamità naturali, della crisi dei grandi partiti di massa e delle rappresentanze sociali. La Corte costituzionale non è soltanto un organo di garanzia per i cittadini, ma è la sede dove la coscienza giuridica collettiva rimedia ad errori del legislatore, corregge impostazioni sbagliate a problemi delicati, introduce visioni innovative dei diritti e dei doveri dei cittadini. La Corte è la più alta sede della coscienza civile e giuridica di un popolo. E l’Italia ha una storia civile e giuridica molto ricca.

Parlando di momenti difficili, si tende a costruire un’analogia tra la ricostruzione post bellica e le difficoltà che incontreranno le società democratiche nel riprendere il percorso di crescita e di innovazione nel post pandemia. Crede che sia corretto questo pensiero?

Esiste una analogia, ma molto vaga. La storia si assomiglia ma non si ripete. Le ricostruzioni post belliche sono state sempre ricostruzioni materiali e istituzionali, mentre oggi la pandemia ha imposto una riconsiderazione retrospettiva dell’intera organizzazione sociale delle società, ricche o povere, postindustriali o in via di sviluppo. L’occasione è tuttavia importante come è stata la Ricostruzione materiale dell’Europa dopo il 1945: abbiamo la possibilità di mettere in moto meccanismi di sviluppo e di cooperazione interna ed esterna, europea, che rafforzino il sistema immunitario delle società democratiche. Speriamo che il vaccino non diventi oggetto di speculazione, che la sanità pubblica recuperi il suo fine sociale primario, che la scuola sia trattata meglio, insomma che tutti capiscano che bisogna prima di tutto cambiare prospettiva, cambiare il modo di vedere le cose e di interagire con l’ambiente e con noi stessi, in definitiva che la felicità merita di essere perseguita malgrado le molte disillusioni.

Alla luce di queste riflessioni, ci spiega l’importanza di interpretare in chiave contemporanea il messaggio degasperiano, rendendolo fruibile alle nuove generazioni?

La contemporaneità di De Gasperi sta nella sua verità umana, che è d’altri tempi e di ogni tempo. Sta nella sua profonda convinzione morale, spirituale e democratica. Era un uomo integro in cui vita e politica si sono fuse in un’esperienza quasi unica nel panorama politico del Novecento. Sconfitto molte volte, perseguitato dal fascismo, preoccupato per riuscire a sostenere la propria famiglia, si è trovato a 63 anni, quando pensava che la sua vita politica fosse finita, a prendere in mano il paese e traghettarlo verso un futuro tutto sommato straordinario. Possedeva un’innata passione per la concretezza, ma conosceva le debolezze e le vanità umane molto bene. Aveva una conoscenza approfondita delle relazioni internazionali, essendosi formato nell’Impero Austro-Ungarico. Ma, soprattutto, sapeva che la politica è la vera arma dei poveri, l’unica che, in democrazia, il popolo ha per cambiare le cose. Nulla è più potente di una buona politica per mutare in profondità la condizione umana. Una buona legge, un atto di governo ben fatto, mettono in moto processi che nessun individuo e nessun gruppo da soli potrebbero mai ottenere. Anche l’economia e il capitalismo, che sono le chiavi di volta della modernità, senza politica sarebbero ciechi e finirebbero per autodistruggersi. De Gasperi aveva virtù rare di comando, ma anche una profonda fede nella provvidenza divina. Da credente ascoltava con la propria coscienza e contemplava la fragilità umana, da politico pensava la democrazia come un compito magnifico. 

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mercoledì 17 Aprile 2024