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“Io Cambio”, lezioni amare per italiani-medi

Photo by Jan Tinneberg on Unsplash

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Stiamo imparando molto, tanto e tutti. Si verseranno fiumi di inchiostro su quello che stiamo vivendo, durante e, speriamo presto, dopo la fine dell’emergenza. Tornando alla vita, ci scopriremo diversi. Alcune illuminazioni arriveranno prima, altre con il tempo. Tra queste, io credo, ci sarà una nuova consapevolezza sul ruolo del singolo rispetto alla collettività: come mi comporto non è solo affar mio, ma ha effetto su tutti gli altri. Sugli amici, la famiglia, il tessuto sociale della mia città, le sorti del mio Paese, il mondo intero.

Ce lo sentiamo dire da sempre che il cambiamento inizia da noi e dai piccoli gesti quotidiani che scegliamo di compiere (o di non compiere). Ora possiamo spostare questo apparentemente trito monito dalla categoria delle “frasi fatte” a quella della “dura realtà”.

È davvero così, e chi prova ancora a negarlo, oltre a sfuggire sinceramente oramai dalla mia capacità di comprensione, dimostra che non c’è peggior sordo di chi non prova a ragionare. Lo ha capito già molto bene invece chi oggi rinuncia a far visita ai propri genitori per non rischiare di contagiarli, chi non cerca scuse risibili per uscire di casa ogni due per tre, chi resiste in quarantena anche se vive da solo ed è durissima, chi va al lavoro nonostante la paura del contagio mettendo a rischio la sua vita perché ha un ruolo cruciale per far andare avanti la baracca nonostante questo casino mostruoso.

Domani, quando tutto sarà finito, avremo un’infinità di modi per dimostrare che abbiamo imparato quale sia il peso delle nostre azioni individuali sull’intero sistema: uno di questi sarà, ebbene sì, pagare le tasse. Tutti. Sempre.

Non solo quando c’è il rischio di essere beccati o l’importo è poca cosa, ma sempre. Sarà non accettare più di pagare un servizio qualsiasi in nero così risparmi l’IVA. Sarà pretendere lo scontrino o la fattura da tutti, altrimenti vado da un altro. Sarà mettere in regola chi ci fa due ore di pulizie in casa e chi ci porta la borsa, chi raccoglie le verdure che mettiamo nel piatto e chi assiste i nostri parenti anziani.

Sarà iniziare sul serio a smantellare l’atteggiamento tutto italiano di tolleranza sull’evasione fiscale per trattarla finalmente per quella che è: una vergogna individuale e collettiva inaccettabile, foriera di autentici disastri. “Non solo un reato ma un delitto”, come l’ha definita di recente Fabio Fazio in riferimento alla mancanza di posti letto e respiratori negli ospedali italiani, “colpa” quindi anche degli evasori. E Papa Francesco, che sul termine “colpa” forse ci si poteva aspettare avesse qualcosa da obiettare, gli ha dato pubblicamente ragione in un’intervista su Repubblica.

Citazioni a parte, se il nostro sistema sanitario è impietosamente fragile in questo momento, è perché la coperta è corta da tempo. Se ospedali, medici e operatori sanitari sono allo stremo, è perché sono in pochi, lavorano già in strutture spesso inadeguate e non ci sono mai stati i fondi per provare nemmeno alla lontana ad organizzarsi per un’emergenza del genere.

Se abbiamo paura che non ci sia posto per curare tutti dal Coronavirus, è anche colpa nostra, è anche colpa mia. Ma da oggi si cambia, io cambio.

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