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Il Natale che verrà

A partire da novembre città e negozi iniziano già ad organizzarsi, addobbando strade e vetrine per il Natale che verrà. Ciò, aiuta a creare un’atmosfera che permette a questa festività di durare ben più d’un solo giorno.

Il 25 dicembre non ha solo valenza religiosa ma diventa per molti anche l’ occasione per ritrovarsi, chissà dopo quanto tempo. C’è chi torna dall’estero nella propria casa natia, chi al cenone si siede a tavola con una sfilza di parenti (frequentabili, tra l’altro, massimo una volta all’anno), chi festeggia in maniera più contenuta e chi invece lavora.

Conservo, dei Natali della mia infanzia, la sensazione di casa e di famiglia, la bellezza dello stare insieme ed ovviamente l’emozione dello scartare i regali puntualmente azzeccati dall’efficientissimo Babbo Natale. Conservo ciò, perché per me Natale è sempre stato questo: fare visita ai nonni che abitavano lontano, giocare a tombola coi ceci e guardare film Disney mangiando torrone. Ho però compreso quanto fossi fortunata solamente più tardi, quando tutto ciò, ormai svanito, lasciava spazio a Natali differenti, senza nonni e senza più neppure il magico vecchietto dalla lunga barba bianca che scompariva, come un sogno al risveglio, insieme alla sua slitta, alle sue renne ed ai suoi aiutanti elfi.

C’è da dire però che avevo iniziato a nutrire sospetti sulla sua esistenza già qualche anno prima della scoperta dell’amara verità, quando, chiedendogli come regalo un motorino per mia sorella, lei ricevette invece (fra i vari doni da lei richiesti) un paio di calzini. Mia madre, quella volta, tentò prontamente di giustificare il caro Babbo dicendo che molto probabilmente anche lui, essendo un uomo saggio, era in disaccordo sull’acquisto della tanto desiderata Vespa 125 Primavera. Ciò mi portò a considerare due ipotesi: da un lato c’era quella che dipingeva il vecchio come un cialtrone, dall’altra invece s’apriva la temuta possibilità che lui ed i miei genitori fossero la stessa persona. Mi preoccupai tuttavia di risolvere il mio dubbio, come ho detto prima, solo qualche anno più tardi.

I miei Natali sono cambiati, di anno in anno, insieme a me che via via crescevo, diventando meno rumorosi e più “ristretti”, ma sempre colmi d’amore. Ed è proprio questo che ho compreso di quei tanti, differentissimi, modi di vivere la medesima festività: che quello che conta non è in quanti si é a tavola, anzi, non serve nemmeno la tavola, se al proprio fianco (o nel proprio cuore) c’è chi conta davvero.

Ogni anno mi chiedo, col dovuto anticipo, non solo come sarà il Natale che verrà, ma anche cosa fare di nuovo o diverso, per poterlo rendere ogni volta unico e speciale. Quest’anno, ancora più degli scorsi, sorgono spontanei i più svariati quesiti. Come vivremo questo 25 dicembre fatto di inevitabili restrizioni? Sarà un Natale comunque accompagnato dal profumo di vischio o disturbato invece da quello di “Amuchina”?

Credo che, di questi tempi, avere anche solo la possibilità di “festeggiarlo” e soprattutto di poter stare a casa propria è già gran cosa, perché l’importante (ora e sempre) è preservare la salute, ché tempo per cenoni e parenti ce ne sarà sempre. Resta, purtroppo, e resterà finché questi tempi non cambieranno, l’amarezza del sapere ristoratori, commercianti, albergatori e tante persone e famiglie in difficoltà economica, ed insieme a ciò, la tristezza nel vedere molte sedie rimaste vuote.

Si spera che, rinunciando al Natale che verrà, quello successivo sarà più felice e sereno per tutti.

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venerdì 19 Aprile 2024