Il Bauhaus europeo 2.0

“Una nuova comunità di artefici, senza le distinzioni di classe che provocano un’arrogante barriera tra artigiano e artista”, così nel 1919 Walter Gropius, primo direttore della scuola del Bauhaus, descriveva le motivazioni che avevano portato alla nascita di questa istituzione.

In un periodo segnato da questioni di divisione sociale e di spinta nella direzione della produzione industriale, il mondo culturale si riuniva per rispondere alla necessità di creare un ponte tra arte accademica e oggetti di design che potessero essere accessibili a tutti, unendo per la prima volta i concetti di economicità e bellezza. Il Bauhaus si presentava così come una scuola dall’approccio trasversale in grado di coniugare antico e moderno, arte e industria sotto la guida di personalità di spicco come Vassily Kandinsky, Paul Klee, Làslò Moholy-Nagy, Marcel Breuer, Adolf Meyer e Ludwig Mies van der Rohe.

A un secolo di distanza Ursula von der Leyen segna l’inizio di un nuovo Bauhaus europeo, per rispondere agli stessi problemi sociali ed economici ma a diverse esigenze ambientali e tecnologiche. “Tutti i segnali vanno nella stessa direzione: dobbiamo ripensare e riprogrammare. In questo processo l’Europa può e deve svolgere un ruolo guida. Ecco perché abbiamo messo il Green Deal europeo al centro della nostra azione.[…] Ma questo progetto deve andare oltre i puri aspetti ambientali od economici. Bisogna fare in modo che il Green Deal europeo rappresenti anche e soprattutto un nuovo progetto culturale per l’Europa.”

La nuova istituzione consisterà in una piattaforma collaborativa del design e della creatività caratterizzata dalla commistione tra stile e sostenibilità, inclusione ed estetica con l’obiettivo di avvicinare e sensibilizzare l’opinione pubblica a temi come il riciclaggio, le energie rinnovabili e la biodiversità. L’architettura ricoprirà un ruolo fondamentale all’interno di questa strategia di crescita sostenibile. I sistemi costruttivi dovranno essere il più possibile vicini alla natura, puntando su materiali ecologici e riutilizzabili. Le tecnologie digitali saranno messe al servizio dell’edilizia attraverso simulazioni informatiche che indirizzeranno la progettazione verso l’impatto ambientale zero.

I primi cinque progetti del nuovo Bauhaus dovranno nascere entro i prossimi due anni e tratteranno temi disparati: dai materiali all’efficienza energetica, dalla demografia alla mobilità, dalle risorse all’innovazione digitale. Questi laboratori sperimentali dovranno rappresentare il punto di partenza per una rete europea e mondiale che punti alla massimizzazione dell’impatto economico, ecologico e sociale. L’Unione Europea si augura così che nasca “un nuovo movimento creativo e interdisciplinare che sviluppi norme estetiche e funzionali, in sintonia con le tecnologie di punta, l’ambiente e il clima.”

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martedì 22 Giugno 2021