I sogni di Icaro non stanno in un acquario – Karen Giacomello

icaro

Ultimamente passeggio. Si tratta dell’unica attività consentita, in solitaria, col cane e per breve tempo. Rimango nei pressi di casa, avvolgo attorno al viso un foulard, perché le mascherine sono merce rara per tutti coloro che, avendo scelto di accudire la specie umana, se ne devono anche proteggere, per poterlo fare. Quanto possono essere legate due azioni di per se stesse opposte, restare distanti per essere vicini, rimanere chiusi in casa per tornare liberi.

Potrebbe trattarsi di equilibri dedicati a funamboli esperti, sul filo sempre troppo in alto dell’esistenza, dove cadere non è un’opzione. Lassù, spesso vince la paralisi mentale, ancorché fisica, e a taluni viene voglia di fuggire, come aveva fatto Icaro, volando. Non è stata in quel caso una scelta saggia e non lo sarebbe tutt’oggi, evadere, peccando di hybris. I limiti imposti sono necessari.

E dentro tutti i limiti, io cammino. Osservo i vicoli di un paesino antico che non ho mai attraversato, tra passato e presente, anche loro in equilibrio, creano un istante di cortocircuito temporale nella mente di chi guarda. Lo spettatore è qualcuno che ha scelto di isolarsi e raramente comprende che diversità non significa contrasto. Così come opposizione non significa scontro e isolamento non significa paralisi. L’equilibrio è un movimento d’insieme perpetuo e continuo.

Passeggiando, guardo le finestre delle case. Se non hanno le tende, riesco a guardarci dentro, ed è come osservare degli acquari, contenenti pesci che nuotano in cerchio e ciclicamente passano dietro quei vetri, davanti ai miei occhi. Chi continua a muoversi, solo fisicamente, all’interno di automatismi dei quali non è padrone, pare paralizzato. I pesci stanno nel loro acquario, sono abituati a farlo e obbediscono all’orario dei pasti, si adeguano alle pulizie imposte e se devono vivere sporchi e affamati, loro vivono così, fino a morirne. Il prezzo per la comodità di non decidere nulla. Il totalitarismo in una boccia. La paralisi mentale dello spettatore e di chiunque abbini ad uno stato di necessaria immobilità fisica, anche il confino della mente, per la sicurezza, molto al di sotto dei limiti imposti, è qualcosa che non tiene l’equilibrio e che fa precipitare e morire.

Di Icaro bisognerebbe continuare a ricordarne i sogni. È un mito che tratta di un severo messaggio morale prima di tutto, è vero, o almeno così ci viene insegnato. Eppure, in questa situazione, sarebbe altrettanto importante riviverne la vicenda e poterne leggere i pensieri e le aspirazioni. Non si tratta di enfatizzare il gesto folle di una figura mitologica, bensì di capire come è possibile reagire a situazioni di confinamento fisico, senza che queste diventino esili mentali. Probabilmente non esiste una ricetta e talvolta la resistenza di un’idea è tutto ciò che conta.

Ai palloncini che scoppiano, alle dita che tremano, ai rigori che vincono, ai gatti che graffiano, ai sogni che scottano. A ciò che esiste, senza un comando. Torneranno tutte le possibilità, purché non si smetta di desiderarle. La storia insegna ad aspettare, mai a dimenticare.

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mercoledì 3 Giugno 2020