Giovani e mondo del lavoro: basta col paternalismo!

Pochi giorni fa, ho avuto modo di confrontarmi con alcune classi del triennio di una scuola superiore. In un contesto del genere, si finisce inevitabilmente per parlare di futuro, cioè di università e di lavoro. Non voglio fare generalizzazioni, ma sono stato piacevolmente colpito dalla risolutezza e dall’attenzione che ragazzi e ragazze di sedici, diciassette e diciotto anni hanno dimostrato chiacchierando insieme a me.

In primo luogo, hanno le idee davvero chiare. Non tanto dell’università quanto del lavoro che vorrebbero svolgere una volta terminati gli studi. Sono ambiziosi e tenaci, ma allo stesso tempo concreti. Una coppia di gemelli, figli dei gestori di un’importante azienda vitivinicola, sanno che subentreranno ai genitori nell’amministrazione e che impareranno i segreti del mestiere praticandolo. Per cui hanno deciso di studiare le lingue per ovviare – così mi dicono – al problema principale che il padre affronta quando viaggia per lavoro e per poter realizzare un loro sogno: instaurare un rapporto profondo raccontando il vino e la viticoltura nella lingua del destinatario.

Una ragazza ama viaggiare e utilizzerà i social per fare di questa passione una professione. Vuole diventare una travel vlogger su Instagram e su TikTok. Per metterla alla prova le ho chiesto perché non scrivere invece una guida turistica: il lavoro sarebbe risultato più semplice e dal sicuro impatto. Infatti, in un mondo sempre più piccolo, le case editrici che stampano guide turistiche avranno sempre fame. No, perché il futuro – così mi è stato risposto – è nei social media. Effettivamente, è indubbio che i social media giochino un ruolo molto importante nella nostra quotidianità. Tuttavia, non sono più legati come una volta solo al tempo libero, ma si stanno imponendo anche come strumento lavorativo. Non parlo (solo) di influencer, ma di brand manager, content creator, graphic designer, social media manager, social media specialist e social media strategist. Professioni che suonano intricate, estremamente specialistiche e lontanissime dalla nostra realtà, ma solo perché non direttamente tangibili. Però, sono già importanti in un mondo che si muove sempre più verso i social.

Spesso, le vecchie generazioni biasimano quelle giovani imputando loro una certa apatia. I giovani non trovano lavoro perché sono fannulloni e pigri: è una frase che abbiamo sentito ripetere chissà quante volte anche dalle alte sfere della politica. Pur – lo ripeto – non volendo fare generalizzazioni, i giovani che ho conosciuto si sono rivelati pieni di voglia di fare, di imparare e di scoprire, seri e maturi, consapevoli del mondo che sta loro attorno. Incontreranno difficoltà una volta usciti dal mondo della scuola, ma non dipenderà da loro. Il successo che invece otterranno – perché sapranno cavarsela – avrà ricadute positive per tutti. Anche per chi, consciamente o no, ha messo loro il bastone tra le ruote.

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giovedì 20 Gennaio 2022