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Festival dell’Economia – Professione Manager

La domanda da un milione è: come diventare il numero Uno, oggi?

Come si può arrivare a dirigere realtà come Saint Gobain, Techint, Pilkington, Eni, Enel, persino il Milan?

Alla conferenza “Professione Manager”, nell’ambito del Festival dell’Economia di Trento, lo ha spiegato bene una persona che è riuscita a diventare, a tutti gli effetti, un vero e proprio numero Uno: Paolo Scaroni.

Oggi è Deputy Chairman del Rothschild Group, ma se si cerca su Google chi è e cosa ha fatto, appaiono molti nomi di grandi aziende che lui ha diretto con grandi capacità. Di questo ci si accorge immediatamente, non solo dal suo curriculum, ca va sans dire, ma dal suo modo di parlare, così concreto, reale, di chi le mani in pasta le ha avute sul serio ed ora spiega al pubblico la sua ricetta.

Ingrediente nr. 1: Manage your self. Costruisci un tuo curriculum vitae che ti garantisca la libertà. Un cv che possa darti la possibilità di metterti in ogni momento sul mercato, certo che non rimarrai senza la posizione che desideri.

Come si fa?

Ingrediente nr. 2: Niente salti. Ci vuole pazienza, una carriera lineare e, ancor prima, degli studi che rispecchino i tempi giusti ed i percorsi in linea con i propri obiettivi. Scaroni dice “riempite tutte le caselle. Non perdete tempo. Impegnatevi da matti”.

C’è quindi un mito da sfatare, senza alcun dubbio: cosa si fa a scuola, tra i banchi? La scuola è troppo distante dalla vita vera. Ma Scaroni giustamente fa notare: avete mai visto diventare un dirigente, uno che al posto di studiare, barcolla da un bar all’altro? Le persone più influenti, quelle che hanno in mano un potere di qualche tipo sono i primi della classe, non c’è storia.

E per continuare sui consigli pratici, sì a licei classici e scientifici, perché sono anni di formazione e di cultura vera che non torneranno mai più.

Università? Bocconi e Politecnico. Milano è la città dei giovani, dove esistono concrete possibilità di avere successo e realtà che lo permettono, attraverso diverse filiere che già hanno nei loro automatismi l’inserimento di giovani nelle aziende.

Master? Sì, ma non nella stessa città dove si vive o si ha studiato. Possibilmente all’estero.
E, a tal proposito…

Ingrediente nr. 3: le lingue! Sono fondamentali. L’inglese, certamente, ma anche una lingua in più. Come studiarle? Non sui libri, non solo attraverso corsi ed insegnanti madrelingua. Andate a vivere, seppur per un breve periodo, nel paese di cui desiderate imparare la lingua.

Non deve essere per forza una vacanza studio, ma anzi sarebbe meglio se fosse un’esperienza di lavoro, di qualsiasi genere. Lavorare mentre si studia e fare diversi tipi di mansioni deve essere un vanto che denota quanto, per raggiungere i propri scopi, si è disposti ad impegnarsi. Ed inoltre, avere delle proprie risorse economiche porta alla libertà.

Ingrediente nr. 4: lo stile. Oggi, facendo un sospiro di sollievo, non ci si formalizza troppo sull’abito, non ci sono rigide regole di condotta, ma è bene non essere trasandati. È anche meglio porre cura e attenzione al contesto in cui ci si deve presentare e capire quale abito possa rispecchiare al meglio l’obiettivo che in quel luogo ci prefiguriamo di raggiungere.

Ingrediente nr. 5: la famiglia. Un tempo si parlava di “moglie”, oggi naturalmente parliamo di partner. È assai raro che entrambe le persone nella coppia possano investire nella propria carriera ed una delle due necessariamente dovrà rinunciare, almeno in parte, alla sua ascesa, per favorire l’altro. C’è da chiederselo ogni volta: chi è disposto a fare cosa?

Questi temi e molto altro si trovano nel libro del 1986 che dà il titolo a tutto l’intervento: Professione Manager. Il dibattito è stato attualizzato dai due autori di allora, Paolo Scaroni per l’appunto e Angelo Maria Perrino, Direttore ed Editore di Affaritaliani.it.

Gli spunti interessanti sono troppi per poter andare avanti in un articolo che non vuole in alcun modo essere il riassunto attualizzato del libro. In breve, altri 3 spunti che completano il gusto della ricetta.

È meglio giocare a tennis con uno che può offrirti un posto di lavoro, piuttosto che con uno che te lo può chiedere.

Il senso di questa frase, all’apparenza cinica, è investire nelle relazioni, possibilmente nelle relazioni in linea con i nostri obiettivi che, se sono forti, sconfineranno sempre oltre all’ambito professionale.

Meglio fare una carriera stellare in un’azienda noiosa che una carriera noiosa in un’azienda stellare!

Per meglio dire: tra la possibilità di dirigere la più grande azienda di produzione d’acciaio e quella di rimanere 10 anni in Amazon, sperando che notino il tuo lavoro, scegli con cura. Talvolta delle realtà meno conosciute, ma ugualmente importanti, hanno più chance di carriera.

Il denaro è la misura del successo.

Sei il più bravo avvocato di Roma e guadagni 20.000 € all’anno? Evidentemente non è così.

Concludiamo con l’ultima domanda da 1 milione (euro, dollari, caramelle o passi per arrivare dove si vuole arrivare, scegliete voi): dopo 35 anni dall’uscita del libro, la rivoluzione manageriale è riuscita?

C’è un fenomeno che nomina Scaroni: le private equity continuano a comprare aziende. Queste aziende erano state fondate da un imprenditore. E le private equity raggiungono risultati migliori.

Scelgono i manager in maniera professionale, non si legano a dinamiche famigliari del singolo imprenditore, ingegnerizzano i meccanismi di una macchina certamente ben avviata, ma perfezionabile, soprattutto nella fase terminale della vita professionale di un imprenditore.

La risposta non può essere univoca, ma le evidenze sono che la figura del manager è ancora oggi in ascesa e rappresenta un ruolo chiave per il successo di un’azienda.

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sabato 3 Dicembre 2022