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Festival dell’Economia: “L’Europa al bivio tra autonomia e atlantismo”

Il contesto storico che stiamo vivendo non è facile da comprendere a pieno, per questo risulta fondamentale garantire alla propria mente più punti di vista, in particolar modo di esperti o figure interessate direttamente, che magari rappresentino gli interessi in gioco su scala mondiale. Per questo motivo l’evento “L’Europa al bivio tra autonomia e atlantismo”, del Festival dell’Economia 2022 di Trento, è stata una grande occasione di confronto: gli ospiti sono stati personaggi propri di realtà molto diverse tra loro, ma con una convergenza comune per la grande preparazione nel settore del digitale. Oltre la conduttrice, Barbara Carfagna – giornalista da Rai 1 –, hanno avuto modo di presentare la propria idea Alec Ross – consulente per l’innovazione tecnologica dell’ex presidente americano Obama – e Luciano Floridi – filosofo e docente universitario presso Oxford e Bologna.

Quel che si prospettava il futuro europeo sembrerebbe essere cambiato, in gran parte per l’invasione dell’Ucraina, ma Alec Ross – con un parallelismo tra l’Europa del primo ‘800 e quella attuale – ha espresso la convinzione per cui questo stravolgimento non ci sia stato e non ci sarà: “C’è in corso una seconda Pausa di Engels, è un periodo di transizione. La differenza è solo quella dei modelli economici che si succedono. Nel diciannovesimo secolo si passava da un’economia agricola a una industriale, adesso la tecnologia sta prendendo il posto dell’industria. I risvolti della metà del 19esimo secolo furono quelli di una rivoluzione, ora serve un nuovo patto sociale”.

Lo statunitense ha poi utilizzato una metafora calcistica per cui l’Europa – nello “scontro” tra Cina e Stati Uniti – avrebbe le vesti di arbitro, ma “l’arbitro non vince mai, per cui sarebbe necessario a questo punto scendere in campo”. Continuando sulla stessa traccia che vedrebbe gli interessi globali come un match, quando si parla della leadership nel proteggere i dati l’Europa sarebbe invece “una squadra a cui non piace l’arbitro, con un pubblico (i cittadini) molto critico nei confronti delle regole del gioco”.

Restando sul tema della leadership, Ross ha espresso il punto di vista della Casa Bianca sui vari capi di governo delle maggiori potenze europee, senza peli sulla lingua: “Boris Johnson è un buffone, a Scholz manca l’esperienza, Macron è come un cucciolo in cerca di amore e attenzioni”.

Le critiche non sono state limitate al fronte europeo, dato che non le ha mandate a dire nemmeno ai miliardari del settore digitale americano, visti da lui come “ragazzini intelligenti, ma poco saggi, che si sentono al centro del mondo e vedono chi si occupa di proteggere i dati come una minaccia per quello che hanno creato”.

La differenza nelle prospettive sullo scenario del digitale potrebbe essere proprio il motivo che genera questa “spaccatura” nell’approccio al tema della protezione dei dati. Una possibile soluzione è stata proposta da Luciano Floridi che, a partire dall’Europa, preferirebbe osservare un nuovo taglio della democrazia per sopperire al gap: “Dovrebbe essere a monte e diretta”, ovvero che parta dalla libertà di scelta dei cittadini europei, senza dar loro opzioni prestabilite.

Giunti alle ultime battute, l’attenzione è stata spostata sui rischi da contemplare nel caso di un abuso di strumenti digitali nello sviluppo di una società. L’esempio perfetto è la Corea del Sud, che per proteggere la propria economia ha creato uno scenario quasi futuristico, in cui la digitalizzazione è pressoché totale. Un uso tale della tecnologia può comportare una forte dipendenza, che ha colpito moltissime persone, al punto da dover richiedere l’istituzione di centri di disintossicazione.

Tenendo in considerazione uno scenario simile, sorge quasi spontaneo chiedersi se sia possibile – o meno – controllare la tecnologia quando arriva ad essere così caratterizzante nella nostra vita. A riguardo il filosofo ha espresso la sua, spostando il focus sul chi è a controllarla, piuttosto che sulla possibilità stessa di farlo: “O sono gli stati o il mercato. È una situazione in cui non ci sono né buoni né cattivi, queste due parti andrebbero messe in competizione, ne guadagnerebbe la società civile”.

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sabato 3 Dicembre 2022