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Festival dell’Economia 2022: “La non violenza come arma per risolvere i conflitti”

La totale autonomia e la libertà hanno un costo imponente quando si parla di combattere una dittatura. Da cittadini italiani – con una prospettiva chiara anche sui trascorsi di altri paesi europei – dovremmo averne una definizione ben delineata, ma sottolineare un concetto del genere è fondamentale nel periodo storico che stiamo vivendo: proprio per questo, nella prima giornata del Festival dell’Economia 2022 di Trento “Tra ordine e disordine”, figurava tra gli ospiti Tawakkul Karman, premio Nobel per la pace nel 2011.

L’evento “La non-violenza come arma per risolvere i conflitti” ha dato la possibilità a molti di conoscere la madre della rivoluzione yemenita, una donna che ha scelto di rifiutare il silenzio imposto ed è riuscita a deporre il tiranno che regnava sullo Yemen.

Il paese di nascita di Tawakkul ha dovuto percorrere una lunga strada per arrivare alla libertà, con la protagonista dell’evento a dare voce a tutto il suo popolo, rincorrendo l’obiettivo di regalare un futuro migliore di quel che si prospettava ai suoi figli, così come a tutti i bambini yemeniti.

A condurre l’evento la giornalista di SkyTG24 Maria Lattella, che ha scelto di approfondire, nelle prime battute dell’incontro, la vicenda umana e professionale di una donna, di una giornalista e di una mamma prima ancora di essere un premio Nobel: “Ho cominciato come giornalista, non avevo paura: scrivevo contro la dittatura apertamente. Quando ho cominciato ad essere in prima linea nella difesa dei diritti umani ho creato un’organizzazione, che era un movimento non-violento, eravamo contro la dittatura. Dopo qualche anno i diritti umani e la libertà di stampa sono stati limitati, così abbiamo cominciato con i sit-in e le dimostrazioni ogni settimana davanti al parlamento, fino al 2011 quando abbiamo smesso di chiedere e abbiamo ordinato al dittatore di abbandonare una realtà che non gli apparteneva”.

L’apice, nel conseguimento dei traguardi auto-imposti dalle popolazioni arabe, è stato toccato con la cosiddetta primavera araba, il periodo in cui svariati paesi si sono sollevati contro i rispettivi tiranni per destituire il loro potere, mirando a instaurare nuovi stati che potessero concedere libertà e democrazia. La primavera araba è stata definita come “una rivoluzione in corso d’opera” e il punto di vista diretto – di una persona l’ha vissuta e la sta vivendo – ha zittito la teoria, ritenuta valida da molti, che ci sia stata una ventata di disillusione col passare del tempo: “Non c’è disillusione, c’è tanta speranza. Noi sappiamo come si vive nei paesi arabi: c’è chi si sacrifica, pacificamente, per i diritti umani. Abbiamo liberato i nostri paesi ma ora siamo nella fase di contro-rivoluzione, che è quel momento in cui ci sono delle forze – sostenute dall’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Iran – che cercano di distruggere quanto ottenuto finora”.

Per quanto riguarda la situazione europea, tra geopolitica e possibili interventi, Karman ha mandato un messaggio molto forte: “La popolazione non ha bisogno di aiuto, ora conta più quello che non vogliono: interferenze da paesi ufficialmente democratici. Vogliamo poi esprimere la nostra solidarietà all’Ucraina, speravamo non sarebbe successo. La responsabilità è delle politiche dei governi occidentali che hanno rafforzato potenze come la Cina e la Russia, che non possono vincere questo conflitto. Avevo avvisato il mondo dicendo di non avere fiducia nei dittatori, bisognerebbe schierarsi solo con i popoli. Quello che possiamo chiedere è che non ci siano accordi che favoriscano dittatori, che non si vendano loro armi”.

Nel momento conclusivo dell’evento, dedicato alle domande dal pubblico, è stato posto un quesito riguardo all’opinione dell’attivista sull’utilizzo concreto della non-violenza come arma per risolvere i conflitti, nella risposta sono state sottolineate anche le possibili eccezioni:” La non-violenza è la soluzione definitiva per i conflitti, bisogna utilizzarla, ha un basso costo ma ci dà una credibilità inestimabile per convincere il mondo che lo facciamo per la libertà. Non bisogna però condannare chi è spinto a usare la violenza per difendersi come in Siria o in Ucraina. Il modo migliore – a mio avviso – è comunque la non-violenza”.

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mercoledì 17 Aprile 2024