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E se perdessi il portafoglio?

Dove c’è fiducia le cose prosperano; dove non c’è fiducia le cose soffrono. Robert Putnam, considerato da molti l’erede di Alexis de Tocqueville, studiando lo sviluppo delle regioni italiane ha individuato nel capitale sociale il principale fattore che fa la differenza, nel bene e nel male. E di questo capitale la fiducia è uno degli ingredienti più significativi. Come lo è nella vita di tutti i giorni, ad esempio quando ci capita di perdere qualcosa di prezioso: nell’immaginario comune si pensa innanzitutto ad un portafoglio. E se accadesse, come ci comporteremmo? Come gioca la fiducia? I dati ci dicono che, in caso di smarrimento del portafoglio, magari caduto lungo la strada o uscito fortuitamente dalla tasca del soprabito, sull’autobus, non ci resta molto da fare, se non dire addio per sempre ad esso e, soprattutto, al suo contenuto. È questa l’opinione più diffusa in Italia: se a trovarlo fosse uno sconosciuto, le possibilità di restituzione sarebbero davvero minime. Certo, i casi di inaspettata onestà esistono, ma sono rari, da additare come eccezioni virtuose. La situazione cambia quando a trovarlo, il portafoglio, sono le forze dell’ordine o i vicini. In questo caso la fiducia aumenta, anche se non in tutta Italia allo stesso modo.

Dove il capitale sociale è elevato – e quindi vi è un tessuto ricco di condizioni positive fatte di livello di istruzione, senso civico, solidarietà diffusa, attitudine al rispetto delle regole e al volontariato – le possibilità di restituzione sono elevate. Ne è un esempio il Trentino: ad un capitale sociale notevole, tra i più alti d’Italia, corrisponde una maggiore speranza di restituzione, con la metà delle persone che ripone fiducia sia nelle forze dell’ordine sia nei vicini. Nella media nazionale, in particolare nelle regioni meridionali, dove questo capitale è basso, la speranza di rivedere l’oggetto smarrito cala drasticamente.

Se la fiducia è una componente essenziale del capitale sociale, e se questo è il principale fattore di sviluppo di un territorio, va preservata e coltivata con la massima cura. Nella gerarchia delle attenzioni collettive, pubbliche e private, dovrebbe pertanto essere messa ai primi posti, con le conseguenze del caso. Ad esempio, si potrebbe proprio cominciare dall’educazione in famiglia e dal buon esempio nei luoghi di vita e di lavoro. Se da un lato va dimenticato il tempo in cui si potevano lasciare aperti gli usci di casa, dall’altro non possiamo neppure rassegnarci ad una comunità ad alta vigilanza, dove a garantire il normale corso della quotidianità non sono il senso civico e il rispetto reciproco, ma l’effetto deterrente (perché solo questo possono produrre) di ronde e guardie giurate.


Quanta fiducia riponiamo nel prossimo? È una dimensione del vivere recuperabile? Per promuovere l’onestà e la correttezza è sufficiente educare al senso civico, o è necessario affidarsi anche a deterrenti come ronde civiche e guardie giurate?

#LaSfida di UnderTrenta è aperta a tutti: autori e lettori. Inviaci la tua riflessione! Sfida accettata?

 

 

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