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Cervelli in fuga inventano smartChristmas

Italia, Israele, Giappone, di nuovo Israele, per dividersi poi tra Francia e Germania. Lorenzo Contessi e Sara Pisoni, marito e moglie, rispettivamente ricercatore a Parigi lui e impiegata a Wiesbaden lei, entrambi classe 1989, sono tra i cervelli in fuga all’estero che quest’anno hanno passato le feste lontano da casa. «Non è la prima volta: tre anni fa ho avuto un colloquio di lavoro a Tel Aviv il giorno di Capodanno» ammette candidamente Sara.

Per loro, abituati a continui spostamenti, il lockdown di marzo ha segnato un periodo di fermo che hanno trascorso insieme, in telelavoro, a Wiesbaden. «La Germania – sottolinea Sara – è suddivisa in Länder, ognuno dei quali mantiene un’autonomia amministrativa. Durante la prima ondata la situazione epidemiologica variava di Land in Land, per cui le misure adottate da ogni stato erano maggiormente diversificate. Qui nella regione di Hessen, ad esempio, vi erano meno restrizioni che in Baviera».

Sara prosegue raccontando la sua esperienza lavorativa. «Io e i miei colleghi italiani attendevamo con trepidazione che ci mettessero in home office, mentre i nostri colleghi tedeschi erano molto più tranquilli. Alla fine la nostra compagnia di riassicurazione ha attivato lo smartworking, fornendoci tutti gli strumenti indispensabili per svolgere il nostro lavoro. Col senno di poi ci siamo resi conto che la nostra percezione della realtà non era totalmente oggettiva, probabilmente influenzati dal tam-tam mediatico. Dell’operato del Governo tedesco abbiamo sicuramente potuto apprezzare la metodologia: la situazione era nuova, inaspettata e nessuno sapeva come affrontarla, c’era però un piano contro le pandemie già predisposto e quello è stato applicato».

Anche in Francia esistono differenze marcate tra le regioni, soprattutto nell’assetto geomorfologico e nella densità abitativa. «Il Governo – ci dice Lorenzo – sapeva perfettamente di dover affrontare il lockdown prestando particolare attenzione alle differenze tra zone urbane e rurali: le prime presentano un alto tasso di contagio, mentre nelle seconde l’incidenza è minore. In Francia si è cercato di dare priorità al mantenimento della didattica scolastica in presenza, per non penalizzare le giovani generazioni, mentre le aziende hanno puntato sul telelavoro. Per me questo non ha rappresentato un problema dal momento che il mio lavoro è principalmente teorico, alcuni miei colleghi invece hanno continuato a recarsi in laboratorio per eseguire gli esperimenti e per utilizzare la strumentazione».

Il periodo estivo è stato caratterizzato da meno restrizioni, pur nella consapevolezza che questo avrebbe portato ad una ricaduta autunnale, come ci spiega Lorenzo: «Si è cercato un equilibrio tra economia, “libertà” e sanità. Anche queste festività natalizie sono iniziate con delle limitazioni, affievolitesi poi in prossimità dei giorni dedicati agli acquisti di Natale».

Restando in tema natalizio, Sara e Lorenzo hanno scelto di non tornare in Italia e di rimanere assieme in Germania, per non essere possibile veicolo di infezione: «Siamo entrambi figli di genitori separati e che abitano in due regioni diverse. Ci sembrava troppo complicato riuscire a incastrare tutto. Certo, rispetto ad altri, abbiamo la fortuna di non essere soli. Per Natale abbiamo optato per un pranzo virtuale con i nostri familiari. Non è stato ideale ma ce lo siamo goduto fino in fondo. E per Capodanno abbiamo fatto lo stesso con i nostri amici. Tutto questo ha anche un lato positivo: abbiamo risparmiato ferie che speriamo di poter sfruttare in primavera per riabbracciare tutti i nostri cari».

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lunedì 5 Dicembre 2022