Allarme Perù

Che cosa sta accadendo a Lima, e perché dovrebbe preoccuparci?

Lo spettro della corruzione tormenta la politica peruviana da anni. Tanto per fare alcuni esempi, nel 2000 il dittatore Fujimori fuggì in Giappone per evitare le ripercussioni degli scandali del suo governo, e nel 2009 venne condannato a 32 anni di prigione per corruzione e uso di fondi pubblici a fini illeciti. Il successore Toledo fuggì all’estero per evitare l’incarcerazione richiesta dalla giustizia. Alan García, rimasto in carica fino al 2011, si uccise con un colpo di pistola dopo la notifica del suo arresto in relazione allo scandalo Odebrecht (la più grande compagnia di costruzioni di Brasile e America Latina). Nel 2018 Pedro Pablo Kuczynski presentò le dimissioni dopo l’accusa di voto di scambio per aver barattato la liberazione di Fujimori (di cui sopra) con una votazione a proprio favore quando era incriminato per corruzione. Eccetera.

A portare un po’ di aria di cambiamento è stato Martín Vizcarra, l’ex-vice di Kuczynski, diventato presto un presidente molto popolare in Perú grazie allo spirito progressista, ai tentativi di riforma del sistema giudiziario e alla lotta alla corruzione. Tuttavia, Lunedì 9 Novembre è stato accusato di “incapacità morale” e rimosso – con un vero e proprio golpe de estado – dal Congresso presieduto da Manuel Merino e controllato dall’opposizione. Al suo posto è stato nominato presidente ad interim lo stesso Merino, membro del partito (più conservatore) “Acción Popular”.

Per tutta la settimana, migliaia di persone sono scese in piazza a protestare. Tuttavia, nonostante il carattere pacifico delle proteste, due manifestanti (Jack Pintado e Jordan Sotelo, entrambi poco più che ventenni) sono morti a causa dell’azione violenta della polizia. Il clima di brutalità e di terrore ha recentemente spinto il presidente Merino a dimettersi, a soli sei giorni dall’inizio del mandato. Dopo quasi 24 ore senza un capo di Stato, è stato eletto ad interim il terzo presidente della settimana: Francisco Sagasti, membro del partito (l’unico) che una settimana fa si è opposto alla rimozione di Vizcarra. Naturalmente, l’augurio è che questa scelta possa calmare le acque, oltre che dare sollievo a un Paese già stremato da una grave crisi economica e dalla pandemia.

Perché questa vicenda dovrebbe preoccuparci? Perché quando la democrazia e la libertà sono in pericolo, in qualsiasi parte del mondo, dovremmo sempre preoccuparci. Perché siamo cittadini del mondo, e il nostro sguardo non può pretendere di rivolgersi solo ed esclusivamente ai problemi del nostro orticello. Perché ancora piangiamo la morte di Carlo Giuliani. Infine perché, parafrasando Brecht, più si ignorano le grida altrui, meno si sarà pronti a reagire quando e se la bufera arriverà a casa propria.

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martedì 22 Giugno 2021