Storie di giovani che cambiano le cose: lo Strike di Mattia Ferigutti

«Tutti dicono che il cellulare rovina i giovani, ma a me ha cambiato la vita». Esordisce così Mattia Ferigutti, 21 anni, nel video che racconta la sua storia, selezionato tra i 10 finalisti del bando Strike 2020. «Ho frequentato la scuola per 13 anni ed è stata l’esperienza più brutta della mia vita», ammette subito senza troppi moralismi. Una dichiarazione di certo forte, le cui motivazioni si chiariscono seguendo il filo dello Strike che lo ha però trasformato da studente in difficoltà ad appassionato di insegnamento.

«Molti danno la colpa ai professori, altri ai compagni di classe, altri ancora al metodo di insegnamento. Io davo la colpa a tutti e tre, forse perché mi sentivo diverso da tutti gli altri». E un po’ “diverso” Mattia lo era per davvero: in seconda superiore gli viene diagnosticato l’ADHD, il disturbo da deficit di attenzione iperattiva. Tuttavia, destino o coincidenza, la notizia giunge accompagnata dalla possibilità di avere tra le mani il suo primo smartphone e di restarne affascinato.

Mattia vuole subito scoprire quanto più possibile su quel piccolo oggetto che ti porta il mondo sul palmo della mano e, soprattutto, è attirato dall’idea di imparare a programmare le app. Raccoglie il coraggio a due mani e chiede lumi al suo professore di informatica, che lo spiazza con una risposta che non si è più dimenticato: «Vuoi imparare come si fanno le app? Studia!».

«Forse la presi come una sfida – ricorda Mattia – e mi misi tutti i giorni a studiare, comprando libri e vedendo video online. Finita la scuola presi la decisione di andare un anno in Australia, un viaggio quasi mistico che mi ha aiutato a migliorare il mio problem solving e che mi ha anche fatto scoprire la meditazione, estremamente importante per mantenere la concentrazione e sconfiggere il mio disturbo dell’attenzione».

In Italia rientra un ragazzo nuovo, motivato dalla volontà di condividere con gli altri quanto è riuscito a far suo con lo studio e la pratica meditativa. «Decisi di creare un corso per insegnare a programmare applicazioni per smartphone, basandolo sull’imparare facendo che viene utilizzato dalle migliori università americane. Sostanzialmente, si impara sviluppando progetti, nel mio caso app, e questo permette agli studenti di mantenere l’attenzione durante tutta la durata del corso e di studiare al meglio e con motivazione».

Il corso ha molto successo. Grazie a questo progetto, Mattia ha l’opportunità di lavorare per una start up americana, sviluppare app per aziende in qualità di freelance e continuare a sviluppare i suoi progetti personali. Ma, va da sé, non è soltanto lui a beneficiare delle sue lezioni, anzi. «Il software developer è una figura professionale molto ricercata in tutto il mondo e può dare grandi soddisfazioni sia a livello economico che di benefit. Per questo molti studenti che hanno seguito il mio corso sono riusciti a trovare lavoro quasi immediatamente, nonostante il periodo storico che ci costringe a stare a casa».

Ma se parlare di lavoro è importante, allo stesso tempo è riduttivo. Per Mattia, infatti, essere sviluppatore significa anche e soprattutto avere la capacità di trasformare i sogni in realtà. Instagram, Facebook, Whatsapp o Twitter, «sono tutte app nate da un’idea che qualcuno è riuscito a realizzare. E il prossimo a farlo potresti essere tu!».

 

 

“Strike” è promosso da Agenzia per la Famiglia, Natalità e Politiche Giovanili (APF) della Provincia Autonoma di Trento e Fondazione Demarchi in collaborazione con Cooperativa Mercurio e Smart. Tutti i video degli Striker sono disponibili sul sito www.strikestories.com.

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sabato 10 Aprile 2021